Del sarcasmo ed altri pregi*

Non so perché continuo a dimenticarmi che ironia e sarcasmo non sono ancora completamente accettate o, meglio, comprese. Nella mia personale esperienza posso affermare che la maggior parte delle persone si offende e solo una minima parte comprende l’ironia, non parliamo poi del sarcasmo, questo sconosciuto.

Nella mia lotta personale per lo sdoganamento di “ironia & sarcasmo libere” vado a ricordare cosa essere sono e significano, complice il vocabolare della lingua Treccani

Il mio sarcasmo sarà la mia morte, ne sono certo. Se un tizio mi puntasse un coltello contro probabilmente gli direi “cosa hai intenzione di fare?, accoltellarmi”?.

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IRONIA
Nell’uso com., la dissimulazione del proprio pensiero (e la corrispondente figura retorica) con parole che significano il contrario di ciò che si vuol dire, con tono tuttavia che lascia intendere il vero sentimento: fare dell’i.; parlare con i.; cogliere l’i. di una frase, di un’allusione; non s’accorse dell’i. delle mie parole. Può avere lo scopo di deridere scherzosamente o anche in modo offensivo, di rimproverare bonariamente, di correggere, e può essere anche una constatazione dolorosa dei fatti, di una situazione, ecc.; ci può essere perciò un’i. bonaria, lieve, fine, sottile, arguta, faceta, o un’i. amara, fredda, beffarda, pungente, crudele, ecc.

Vorrei scusarmi con tutti coloro che non ho ancora offeso. Presto sarete accontentati.

SARCASMO
Ironia amara e pungente, ispirata da animosità e quindi intesa a offendere e umiliare, che a volte può anche essere espressione di profonda amarezza rivolta, più che contro gli altri, contro sé stessi: parole, frasi, osservazioni piene di s.; parlare, rispondere con s.; fare del sarcasmo; sento del s. nelle tue parole; sentì la rabbia dentro di sé, qualcosa di molto vicino all’odio che avrebbe voluto esplodere contro quel s. assurdo e cattivo (Ugo Riccarelli).

 

 

 

Glamping*

If you had sold your soul to big corp. during the last few decades with the money you have earned (or inherited) you can now buy it back. How? Just browse the internet and look for an old VW T2 Kombi, then go glamping somewhere like Ibiza, Bali, or Goa and you will find yourself surrounded with people just like you:  chastened consumer, now wannabee hippy with a taste for luxury.  Forget about following Siddhartha’s path, it’s all about the style, or, the lifestyle if you prefer: an over-indulgent looking for the next “hip” thing to do, covered with some “shanti-shanti” philosophy, lots of meditations retreats, festival attendances (Coachella, anyone?), garnished with a fake carelessness on look, while it’s all about the brand, right? from the never-heard-before name $400 custom made sunglasses frame, to Birkenstock shoes, to those Lululemon $120 yoga pants, not to mention the must have Stella McCartney $1,800 chain trim handbag (but it’s cruelty free!), and the annual subscription to Kinkfolk and Monocle.

Somehow I now respect more UES people, at least they are honest to themselves, rather than these folks judging you with the same harsh disgust of the “I’m rich, you’re poor” crowd, if you don’t have the latest (RED) iPhone.

 

Happy Hippy indeed! Restaurants range vary from lousily vegetarian to strictly vegan.

 

It is all about the tatoos darling.

 

 

 

Flower Power
It is so cool being cool, you know…
Fringes, anyone?
Sahari and turban are the best combo, like, ever.
Pebbles and heels.
Poshy magazine about hippies.
And if you want to go pro, you can even dress up as one of them!
Tatoos and fashion
Even the PACHA il now following the trend.
Varia

Pillole per vivere meglio*

E dopo qualche tempo d’assenza: rieccomi con qualche pillola di saggezza. Ho viaggiato molto ultimamente – come al solito – e sono sempre più convinta che, spesso, molto spesso, anzi quasi sempre, grazie all’aiuto della chimica la realtà diventi più sopportabile.

Di seguito la lista dei farmaci consigliati per combattere il logorio della vita moderna.

Minnifuttu – Per le donne sicule che non devono chiedere mai.
Menefotto – Solo per Milanesi imbruttiti DOC.
Rosario in grani – Da assumersi dietro stretta sorveglianza pontificia.
E ‘sti cazzi – Vivamente consigliato alle lettrici romane, funziona solo entro i confini dell’Urbe.
Oscillo ma non mollo – Consigliato alle amiche venete. Loro sanno perché.
Fanculax – Ad efficacia immediata.
MOLEM – Da assumersi unitamente a laute libagioni di Amarone.

 

 

la piaga delle mamme blogger

Partiamo dall’assunto fondamentale che non c’è nulla di male nelle mamme che si aprono un blog, per condividere le piccole e grandi gioie (o dolori) legate alla maternità. Per carità, anzi. Io ce l’ho con quella piaga chiamata “mamma fashion blogger” che è una degenerazione della già discutibilissima categoria delle “fashion” blogger. Spesso improvvisate, quasi sempre ignare della benché minima cognizione giornalistica, queste mamme hanno due scopi principali, a volte coincidenti:

  • ottenere gratis oggetti e/o servizi per i loro pargoli (calzature, abiti, accessori, strumenti vari… solitamente piazzate in bella vista nelle foto);
  • dare la più vasta (insomma, che ecceda il quartiere) visibilità possibile al proprio bambino/a spinto/a, fin dall’età dei primi ruttini, ad intraprendere la carriera di modello/a.

Questo esercito, che conta troppe adepte, non si ferma di fronte a nulla: la grafica raccapricciante del loro sito non costituisce un problema, la totale incapacità di usare una macchina professionale non le tange minimamente facendole sentire in imbarazzo (tanto hanno lo smartphone a che serve una camera?), la decenza nemmeno.

Fino ad ora questi pensieri li ho sempre tenuti per me o, al massimo, ampiamente condivisi con le operatrici (siamo al 99% donne) del settore, facendo gossip più o meno aperto su certi casi noti a noi tutte noi. La goccia che ha fatto tracimare il vaso è stata ricevere una e-mail da un ufficio stampa (santo iddio sorella, hai necessità di lavorare fino a questo punto?) in cui mi viene comunicato la bambina XY (faccio notare che c’è un regolamento, chiamato Carta di Treviso, con precise indicazioni riguardo l’uso delle immagini e delle informazioni legate ai minori che queste sciagurate ignorano) è “La prima mini blogger italiana”, età anagrafica quattro anni e mezzo.

Riporto di seguito, pari pari, uno stralcio dal comunicato stampa, omettendo dati sensibili, per permettervi di capire meglio il mio sconcerto:

Il progetto […]  Blogger ideato da […]  è qualcosa di nuovo e sorprendente. La blogger […] crede che sia importante educare i propri figli a vestirsi bene, senza ostentare look oltre i loro limiti, che li facciano sentire comodi e valorizzino la loro dinamicità. Vestirsi alla moda per […]  e […] è un gioco divertente tra mamma e figlia.

[…] , cui è dedicata la pagina Instagram www.instagram.com/[…]  per mostrane look ed outfit, ha partecipato alla Milano Fashion Week a febbraio 2017 per la prima volta. Sfilate come quelle di Laura Biagiotti, Pedro Pedro o Carlos Gil (e molte altre), oltre a press day e presentazioni prodotto, hanno accolto la piccola Mini Blogger con un sorriso (di orrore? di compassione? mia nota personale).

[…], per l’occasione, è stata vestita dalla fashion mommy […]  con un look casual per fashion kids: pratico e comodo, ma allo stesso tempo impreziosito da dettagli e particolari in linea con le collezioni autunno/inverno 2017-18.

Nata a […] nel […] , […] è una blogger e influencer (ma de che? aggiungo sempre io, tanto lo sappiamo tutti che i likes si comprano!) appassionata e fantasiosa, sempre attenta alle ultime tendenze della moda. Diplomata al liceo artistico, alterna la sua vita da blogger fashionista a quella di dolce mamma delle piccole […] e […] .”

Ma rispetto a tutto ciò una sana di mente, che dovrebbe fare? Chiamare il 112? Allertare i Servizi Sociali?

Queste mamme che, evidentemente, di sale in zucca ne hanno proprio poco, anziché insegnare alle figlie/i a “vestirsi alla moda” non potrebbero insegnare loro, che ne so, le buone maniere, l’uso di uno strumento musicale, la bella grafia, una lingua straniera, le equazioni di secondo grado o anche, più semplicemente, come pulire la propria cameretta, prendersi cura di un animale o aiutare nelle faccende domestiche senza distinzioni sessiste? Ma una mamma blogger per la matematica quando? una lotta a colpi di foto con addizioni e radici quadrate da risolvere indirizzate non a suscitare l’invidia delle altre, ma per stimolare lo sviluppo della parte logica dei bambini mi troverebbe tra le simpatizzanti, per non parlare di pagine Instagram dove si insegnano i primi rudimenti di latino e greco agli infanti.

Poi ci si lamenta che i giovani sono dei debosciati. Basta vedere a cosa sono esposti da piccoli, mi dico.

Poi ci sono le mamme che conciano le figlie come zoccole, ma questo è argomento che tratterò in un altro post.

ed a proposito di api…*

Come molti sanno, non sono un’amante dell’arte di fare la spesa, a dire la verità mi pesa proprio, così come quasi tutte le attività legate alla gestione domestica: dal lavare i vetri a caricare la lavatrice trovo tutto immensamente inutile e, in ogni caso, decisamente troppo impegnativo, pur amando l’ordine e la pulizia ossessiva. C’è una sola eccezione a questa mia Weltanschauung domestica ed è andare ad acquistare le brioches nel suq di Marrakech. Che sia una bottega piccola o una pasticceria più “moderna” spesso capita che sia frequentata non solo dai bottegai o dai clienti ma anche dai fornitori di materia prima: le api. Ora, penso che accadesse in Italia la ASL farebbe chiudere immediatamente l’esercente ma qua, beh, qua vigono altri parametri igienici. È un aspetto che trovo romantico e poetico contemporaneamente. Sarà perché amo le api, sarà perché trovo questa liaison con la natura così curiosa e poco comune, ma spesso ci vado anche solo per gustarmi la scena. A voi le prove.