Totalmente random come la noia e come l’ozio*

Come ormai avete capito aggiorno questo blog in maniera totalmente casuale, affidandomi all’estro del momento ed alle residue capacità mentali che mi rimangono al termine di una giornata.

Nell’ultima settimana mi sono dedicata alla lettura di un libro curioso, che mi si è presentato davanti in libreria (thanks Greenlight Bookstore – Fort Greene) mentre, in realtà, ero entrata per acquistarne un altro***, perché i libri sanno bene quando è il momento di tirarti per la giacchetta.

Mi sono quindi immersa nella lettura di On doing nothing. Finding inspiration in idleness di Roman Muradov, il quale disquisisce per centoquattro scorrevolissime pagine sull’arte del non fare assolutamente nulla, cosa della quale, stando a quanto mi dicono le amiche, non solo ho disperatamente bisogno ma che devo proprio imparare a fare.

Il nostro buon barbuto (stando al ritratto della terza di copertina) autore mi ha ricordato di quanto l’indolenza sia un pregio, una virtù anzi, alla quale dedicarsi il più di frequentemente possibile dal momento che proprio in essa risiedono le radici stesse del pensiero creativo. Non ricordo più chi sosteneva che è proprio nei gesti lenti, ripetuti, nella noia che si genera la coscienza, la stessa che dà, poi, manifestazione di sé nel genio creativo; ahimè spesso si pensa che per “genio” si intenda una persona dotata con un quoziente intellettivo fuori dal comune, così estremo da rasentare la follia. Per me, genio, ma anche per il barbuto autore posso dedurre, genio è da intendersi alla latina, derivato dal verbo “geno” (a sua volta derivato dal greco, ma non perdiamoci in divagazioni etimologiche) che significa generare, creare sicché “genio” è sempre, ipso facto, creativo.

Mi sono molto piaciuti i libri, gli autori ed i personaggi ai quali Muradov fa riferimento nel volume, al punto tale da volerli leggere o rileggere (in pochi casi) per cercarne la sua personalissima interpretazione.

Un’altra cosa che mi ha colpita è che egli non faccia mai riferimento alcuno al concetto (vuoi motto) latino di “otium et negotium” che, in pratica, è la sua teoria incarnata. Mi sa che è il caso che glielo dica, prima o poi.

 

Ed ecco una immagine di me che prova che, in quel preciso istante, non stavo facendo assolutamente nulla, poiché fotografarsi i piedi possiamo farlo rientrare nella categoria in oggetto.
Ed ecco il libro reale.

 

*** il libro che stavo cercando è My year of rest and relaxation di Ottessa Moshfegh ma, in quel momento, $24.56 mi sono parsi troppi per una trama che non mi pareva particolarmente avvincente.

 

Copertina del volume, totalmente rubata dal sito dell’autore perché avevo bisogno di una foto fatta come si deve. Credits Chronicle Books

Il bon ton alla SPA: come non fare la figura del burino in cinque punti.

Ho avuto di recente la malaugurata idea di recarmi alla SPA di Domenica mattina, ovvero il momento in cui in assoluto c’è più gente che il pomeriggio allo stadio; ho quindi potuto assistere a scene raccapriccianti che, nell’intento educativo e moralizzatore di questo blog, voglio mettere alla berlina dando altresì suggerimenti per evitare di fare la figura del/la bifolco/a.

  1. Il costume da bagno: quale NON indossare. Per lei: il tanga o simili non sono adeguati, nessuno ha voglia di poggiare il proprio deretano laddove tu, cara amica, hai appoggiato le tue chiappe nude; se indosserai un costume intero per un mezzo pomeriggio, non morirà nessuno e stai pur serena che il tuo fisico scolpito da ore di pilates si noterà lo stesso. Per lui: tassativo NO agli slip, nessuno ci tiene ad identificare la portata dei vostri gioielli di famiglia, tale capo di abbigliamento è strettamente riservato al nuoto, ai tuffi agonistici e basta. Risparmiateci vedute raccapriccianti in speedo. Sentitamente le donne ringraziano.
  2. Volume. Alla SPA si parla, se proprio si deve, solo a voce bassa. Se ci andate in gruppo, fate il favore di non disturbare il prossimo vostro e di mantenere il tono della voce al minimo udibile: la gente va alla spa a godersi un po’ di pace e di quiete e non a tollerare cafoni da bar.
  3. Le effusioni. Nessuno si sconvolge per un rapido bacio sulle labbra ma lanciarvi e/o anche solo sedervi uno sopra all’altro nella piscina idromassaggi abbracciandovi, baciandovi e palpeggiandovi a noi, diciamolo, fa un po’ schifo. Un minimo di contegno, diamine! certe cose fatele nella riservatezza della vasca da bagno di casa vostra, dove non siamo costretti a condividere la medesima acqua l’acqua e il medesimo spazio.
  4. Siete all’interno di una sauna: che bisogno avete del cellulare? ma, soprattutto, che bisogno avete di far sapeve quanto caldo fa a tutti i presenti? se non sapete cosa sia una sauna: informatevi prima.
  5. Buffet. Se la SPA vi offre un buffet è buona norma non lanciarvici con la grazia di un Unno appena arrivato dalla steppa. Sicuramente non morirete se non riuscirete ad addentare il quindicesimo pezzo di cioccolato fondente.

La morte ti fa bella (Death Becomes Her)*

L’argomento è tabù, non se ne parla tra comari, si evita volentieri e lo si archivia il più rapidamente possibile. Cosa è? Il colloquio con le pompe funebri. Se fare il becchino è ancora uno dei lavori più – ehm – imbarazzanti al mondo c’è qualcuno che, munito di italica inventiva, sta sbaragliando la concorrenza puntando tutto su una cosa: la strategia di comunicazione.

I miei recenti eroi della premiata ditta (di pompe funebri ) Taffo meritano il Nobel per la Strategia di Comunicazione più innovativa del secolo, o, almeno il servizio su un TG in prima serata. Questi necrofori romani hanno saputo usare usare l’ironia per comunicare l’inevitabile fine di ciascuno di noi. Andando indietro nelle loro campagne mi compiaccio di notare che non he hanno sbagliata una (e contano 43.000 followers su FB, voglio dire…).

Qui di seguito una breve carrellata delle migliori.

Per gli amanti di del fai-da-te IKEA

 Per i patiti del design

Educativa
Politicamente impegnata.

Quando l’umorismo è un’arte.

Dove non ho mai abitato*

Metti che un tuo amico faccia lo sceneggiatore. Metti che una delle tue attrici preferite sia la protagonista di un suo film. Risultato: anche se non ti reggi in piedi per la stanchezza accumulata negli ultimi mesi di frenetici e molteplici cambiamenti di vita, ti organizzi e vai – finalmente! – al cinema.

«Dove non ho mai abitato», film del regista Paolo Franchi, è nelle sale in questi giorni, tuttavia non ho intenzione di parlare della trama o dei suoi attori (Emmanuelle Devos è sempre all’altezza dei ruoli, mai una sbavatura, nemmeno quando recita in una lingua non sua) piuttosto del macro-tema del non luogo, protagonista del film unitamente alla storia che mette in scena.

Case abitate ma non vissute, spazi perfetti ma algidi sono stati per lungo tempo una componente della mia vita ed ogni volta che mi accorgo che qualcun altro vede, percepisce questa dimensione destabilizzante, mi colpisce e, un po’, mi sento scoperta. Sarà forse a causa di questa dimensione conflittuale che ho con lo spazio che mi circonda, oscillante tra accumulo ipertrofico d’oggetti e necessità di uno spazio vuoto, che tutte le case dove ho abitato sono anche state un po’ dis-abitate, dis-attese nella loro dimensione di casa, ovvero luogo dell’accoglienza dell’Io ma anche dell’Altro.

Il film è stato quindi occasione per riprendere in mano le fila del discorso rispetto a questa mia ambivalenza e, solo per questo, sono grata a sceneggiatore, attrice protagonista (in cui mi sono anche un po’ immedesimata) e regista.

Frase top del film: «È da meno di un mese che sei qui e se ne è già andata via quella patina da borghese frustrata che hai addosso».

Cosmesi? anyone?

Lo confesso, non mi sono mai appassionata alle ultime novità della cosmesi per tre fondamentali ragioni:

1 . sono pigra;

2. detesto entrare in profumeria (Sephora per me è l’equivalente dell’inferno in terra);

3. perché diventare matta quando posso trovare (quasi) tutto al supermercato? acquistare l’ultimo ritrovato e presto dimenticarlo sulla mensola del bagno (la mia migliore amica, patita di cosmesi, ha un attacco epilettico ogni volta che glielo ripeto).

Ecco, è arrivato quel momento nella vita in cui, a causa di troppi viaggi in aereo, la mia pelle ha iniziato a segnalare che stava male nella forma di profonde e – mai esistite prima – rughe su fronte e viso.

Personalmente ho sempre trovato le rughe affascinanti ma quelle che mi sono comparse parevano frustate di vendetta e non il frutto del naturale invecchiamento della pelle. Così ho chiesto alla mia estetista qualche prodotto, in forma di campione, per iniziare e mi sono auto imposta di applicare la crema viso almeno la mattina. Il mese successivo ho giurato all’amica del cuore che l’avrei applicata anche la sera. Il terzo mese ho aggiunto alla routine anche il contorno occhi la mattina, il quarto anche alla sera. So che la routine deve ancora essere ottimizzata ma non sarei arrivata a questo punto se la mia estetista non mi avesse consigliato il prodotto giusto per la mia pelle. Lei sa che detesto sentirmi “unta” e se mi fossi sentita così avrei abbandonato tutto.

Avevo adocchiato questo brand in uno delle boutique che preferisco ad Hong Kong [KAPOK] il cui gentilissimo commesso mi aveva dato qualche campione ma, pensavo, fosse un prodotto giapponese. Sbagliato, il prodotto scoperto in Cina è italiano. Che sorpresa quando Melissa – l’estetista – ha estratto dal suo armadio delle meraviglie proprio [Comfort Zone]!

Posti carini che ho visitato

Ultimamente sono più stanziale del solito ma non perdo l’occasione di curiosare qua e là scovando posticini davvero deliziosi e manifestazioni o eventi altrettanto degni di nota.

L’ultimo che ha carpito la mia attenzione si trova a Milano dove a Palazzo Morando – che si colloca nel centro centrissimo della Milano più fashion – grazie all’iniziativa di Elle Décor, gli spazi del chiostro di questo splendido esempio di architettura settecentesca si sono aperti alla città con un Open Bar allestito impiegando tra il meglio che il design italiano ha da offrire, in un contesto maestoso eppur discreto.

Chiude oggi, ahimè!

Chi c’era

Viabizzuno sa sempre come stupire con le sue installazioni luminose.
Il cortile con Open Bar by Citterio e Patricia Viel.

Del sarcasmo ed altri pregi*

Non so perché continuo a dimenticarmi che ironia e sarcasmo non sono ancora completamente accettate o, meglio, comprese. Nella mia personale esperienza posso affermare che la maggior parte delle persone si offende e solo una minima parte comprende l’ironia, non parliamo poi del sarcasmo, questo sconosciuto.

Nella mia lotta personale per lo sdoganamento di “ironia & sarcasmo libere” vado a ricordare cosa essere sono e significano, complice il vocabolare della lingua Treccani

Il mio sarcasmo sarà la mia morte, ne sono certo. Se un tizio mi puntasse un coltello contro probabilmente gli direi “cosa hai intenzione di fare?, accoltellarmi”?.

.

IRONIA
Nell’uso com., la dissimulazione del proprio pensiero (e la corrispondente figura retorica) con parole che significano il contrario di ciò che si vuol dire, con tono tuttavia che lascia intendere il vero sentimento: fare dell’i.; parlare con i.; cogliere l’i. di una frase, di un’allusione; non s’accorse dell’i. delle mie parole. Può avere lo scopo di deridere scherzosamente o anche in modo offensivo, di rimproverare bonariamente, di correggere, e può essere anche una constatazione dolorosa dei fatti, di una situazione, ecc.; ci può essere perciò un’i. bonaria, lieve, fine, sottile, arguta, faceta, o un’i. amara, fredda, beffarda, pungente, crudele, ecc.

Vorrei scusarmi con tutti coloro che non ho ancora offeso. Presto sarete accontentati.

SARCASMO
Ironia amara e pungente, ispirata da animosità e quindi intesa a offendere e umiliare, che a volte può anche essere espressione di profonda amarezza rivolta, più che contro gli altri, contro sé stessi: parole, frasi, osservazioni piene di s.; parlare, rispondere con s.; fare del sarcasmo; sento del s. nelle tue parole; sentì la rabbia dentro di sé, qualcosa di molto vicino all’odio che avrebbe voluto esplodere contro quel s. assurdo e cattivo (Ugo Riccarelli).

 

 

 

Glamping*

If you had sold your soul to big corp. during the last few decades with the money you have earned (or inherited) you can now buy it back. How? Just browse the internet and look for an old VW T2 Kombi, then go glamping somewhere like Ibiza, Bali, or Goa and you will find yourself surrounded with people just like you:  chastened consumer, now wannabee hippy with a taste for luxury.  Forget about following Siddhartha’s path, it’s all about the style, or, the lifestyle if you prefer: an over-indulgent looking for the next “hip” thing to do, covered with some “shanti-shanti” philosophy, lots of meditations retreats, festival attendances (Coachella, anyone?), garnished with a fake carelessness on look, while it’s all about the brand, right? from the never-heard-before name $400 custom made sunglasses frame, to Birkenstock shoes, to those Lululemon $120 yoga pants, not to mention the must have Stella McCartney $1,800 chain trim handbag (but it’s cruelty free!), and the annual subscription to Kinkfolk and Monocle.

Somehow I now respect more UES people, at least they are honest to themselves, rather than these folks judging you with the same harsh disgust of the “I’m rich, you’re poor” crowd, if you don’t have the latest (RED) iPhone.

 

Happy Hippy indeed! Restaurants range vary from lousily vegetarian to strictly vegan.

 

It is all about the tatoos darling.

 

 

 

Flower Power
It is so cool being cool, you know…
Fringes, anyone?
Sahari and turban are the best combo, like, ever.
Pebbles and heels.
Poshy magazine about hippies.
And if you want to go pro, you can even dress up as one of them!
Tatoos and fashion
Even the PACHA il now following the trend.
Varia

Pillole per vivere meglio*

E dopo qualche tempo d’assenza: rieccomi con qualche pillola di saggezza. Ho viaggiato molto ultimamente – come al solito – e sono sempre più convinta che, spesso, molto spesso, anzi quasi sempre, grazie all’aiuto della chimica la realtà diventi più sopportabile.

Di seguito la lista dei farmaci consigliati per combattere il logorio della vita moderna.

Minnifuttu – Per le donne sicule che non devono chiedere mai.
Menefotto – Solo per Milanesi imbruttiti DOC.
Rosario in grani – Da assumersi dietro stretta sorveglianza pontificia.
E ‘sti cazzi – Vivamente consigliato alle lettrici romane, funziona solo entro i confini dell’Urbe.
Oscillo ma non mollo – Consigliato alle amiche venete. Loro sanno perché.
Fanculax – Ad efficacia immediata.
MOLEM – Da assumersi unitamente a laute libagioni di Amarone.

 

 

la piaga delle mamme blogger

Partiamo dall’assunto fondamentale che non c’è nulla di male nelle mamme che si aprono un blog, per condividere le piccole e grandi gioie (o dolori) legate alla maternità. Per carità, anzi. Io ce l’ho con quella piaga chiamata “mamma fashion blogger” che è una degenerazione della già discutibilissima categoria delle “fashion” blogger. Spesso improvvisate, quasi sempre ignare della benché minima cognizione giornalistica, queste mamme hanno due scopi principali, a volte coincidenti:

  • ottenere gratis oggetti e/o servizi per i loro pargoli (calzature, abiti, accessori, strumenti vari… solitamente piazzate in bella vista nelle foto);
  • dare la più vasta (insomma, che ecceda il quartiere) visibilità possibile al proprio bambino/a spinto/a, fin dall’età dei primi ruttini, ad intraprendere la carriera di modello/a.

Questo esercito, che conta troppe adepte, non si ferma di fronte a nulla: la grafica raccapricciante del loro sito non costituisce un problema, la totale incapacità di usare una macchina professionale non le tange minimamente facendole sentire in imbarazzo (tanto hanno lo smartphone a che serve una camera?), la decenza nemmeno.

Fino ad ora questi pensieri li ho sempre tenuti per me o, al massimo, ampiamente condivisi con le operatrici (siamo al 99% donne) del settore, facendo gossip più o meno aperto su certi casi noti a noi tutte noi. La goccia che ha fatto tracimare il vaso è stata ricevere una e-mail da un ufficio stampa (santo iddio sorella, hai necessità di lavorare fino a questo punto?) in cui mi viene comunicato la bambina XY (faccio notare che c’è un regolamento, chiamato Carta di Treviso, con precise indicazioni riguardo l’uso delle immagini e delle informazioni legate ai minori che queste sciagurate ignorano) è “La prima mini blogger italiana”, età anagrafica quattro anni e mezzo.

Riporto di seguito, pari pari, uno stralcio dal comunicato stampa, omettendo dati sensibili, per permettervi di capire meglio il mio sconcerto:

Il progetto […]  Blogger ideato da […]  è qualcosa di nuovo e sorprendente. La blogger […] crede che sia importante educare i propri figli a vestirsi bene, senza ostentare look oltre i loro limiti, che li facciano sentire comodi e valorizzino la loro dinamicità. Vestirsi alla moda per […]  e […] è un gioco divertente tra mamma e figlia.

[…] , cui è dedicata la pagina Instagram www.instagram.com/[…]  per mostrane look ed outfit, ha partecipato alla Milano Fashion Week a febbraio 2017 per la prima volta. Sfilate come quelle di Laura Biagiotti, Pedro Pedro o Carlos Gil (e molte altre), oltre a press day e presentazioni prodotto, hanno accolto la piccola Mini Blogger con un sorriso (di orrore? di compassione? mia nota personale).

[…], per l’occasione, è stata vestita dalla fashion mommy […]  con un look casual per fashion kids: pratico e comodo, ma allo stesso tempo impreziosito da dettagli e particolari in linea con le collezioni autunno/inverno 2017-18.

Nata a […] nel […] , […] è una blogger e influencer (ma de che? aggiungo sempre io, tanto lo sappiamo tutti che i likes si comprano!) appassionata e fantasiosa, sempre attenta alle ultime tendenze della moda. Diplomata al liceo artistico, alterna la sua vita da blogger fashionista a quella di dolce mamma delle piccole […] e […] .”

Ma rispetto a tutto ciò una sana di mente, che dovrebbe fare? Chiamare il 112? Allertare i Servizi Sociali?

Queste mamme che, evidentemente, di sale in zucca ne hanno proprio poco, anziché insegnare alle figlie/i a “vestirsi alla moda” non potrebbero insegnare loro, che ne so, le buone maniere, l’uso di uno strumento musicale, la bella grafia, una lingua straniera, le equazioni di secondo grado o anche, più semplicemente, come pulire la propria cameretta, prendersi cura di un animale o aiutare nelle faccende domestiche senza distinzioni sessiste? Ma una mamma blogger per la matematica quando? una lotta a colpi di foto con addizioni e radici quadrate da risolvere indirizzate non a suscitare l’invidia delle altre, ma per stimolare lo sviluppo della parte logica dei bambini mi troverebbe tra le simpatizzanti, per non parlare di pagine Instagram dove si insegnano i primi rudimenti di latino e greco agli infanti.

Poi ci si lamenta che i giovani sono dei debosciati. Basta vedere a cosa sono esposti da piccoli, mi dico.

Poi ci sono le mamme che conciano le figlie come zoccole, ma questo è argomento che tratterò in un altro post.

ed a proposito di api…*

Come molti sanno, non sono un’amante dell’arte di fare la spesa, a dire la verità mi pesa proprio, così come quasi tutte le attività legate alla gestione domestica: dal lavare i vetri a caricare la lavatrice trovo tutto immensamente inutile e, in ogni caso, decisamente troppo impegnativo, pur amando l’ordine e la pulizia ossessiva. C’è una sola eccezione a questa mia Weltanschauung domestica ed è andare ad acquistare le brioches nel suq di Marrakech. Che sia una bottega piccola o una pasticceria più “moderna” spesso capita che sia frequentata non solo dai bottegai o dai clienti ma anche dai fornitori di materia prima: le api. Ora, penso che accadesse in Italia la ASL farebbe chiudere immediatamente l’esercente ma qua, beh, qua vigono altri parametri igienici. È un aspetto che trovo romantico e poetico contemporaneamente. Sarà perché amo le api, sarà perché trovo questa liaison con la natura così curiosa e poco comune, ma spesso ci vado anche solo per gustarmi la scena. A voi le prove.

per tutti coloro che hanno esperienziato l’aeroporto di Marrakech*

Chiunque di voi abbia avuto modo di atterrare o decollare dall’aeroporto di Marrakech-Menara avrà certamente memoria del sistema bizantino di timbri e contro-timbri necessari solo per accedere ai controlli di sicurezza che, per le donne, hanno una profondità quasi ginecologica – grazie alle energiche mani delle addette -, delle interminabili file al controllo passaporti, in un ambiente angusto, illuminato da un sadico amante del neon, privo di aria condizionata (nemmeno in estate), a cui prontamente succede un ulteriore (e misterioso) ri-controllo da parte di un altro agente della sicurezza (il sospetto era quello della creazione di altri altri posti di lavoro, dal momento che nulla può accadere nei cinque metri che lo separano dai guichet dei colleghi, i quali devono – a mano – inserire i dati a sistema. Il tutto al termine di uno zig-zag di code in cui si fa a gara per non farsi superare dai marocchini, abili a tagliare le code quanto Cracco un arrosto. Orbene compagni di sventure, forse, Inshallah, tutto questo avrà fine entro Dicembre dal momento che ci sarà il nuovo aeroporto finalmente aperto! In realtà avrebbe dovuto essere inaugurato in occasione del COP 22 ( 7 – 18 Novembre 2016) ma evidentemente Allah non ha voluto concedere il suo favore e quindi mezzo mondo è stato costretto a passare tra le forche caudine sopra descritte, forche con la connessione Wi-Fi a 5€ per mezz’ora, salvo Wi-Fi gratuito ma solo per la COP 22.

Per rendere omaggio all’Inferno del Turista – detto anche Aeroport Marrakech – Menara voglio condividere con voi alcune immagini delle hall interne di cui certamente sentiremo la mancanza.

I cessi: due, con le porte che per entrare devi strisciare lungo la parete, perfettamente tangenti il wc. Asciugamani? mai pervenuto
I cessi: due, con le porte che per entrare devi strisciare lungo la parete, perfettamente tangenti il wc. Asciugamani? mai pervenuto
Tanto i dirham marocchini non ve li cambiano in patria, lasciateceli.
Tanto i dirham marocchini non ve li cambiano in patria, lasciateceli.
la misteriosa e desideratissima lounge di Royal Air Maroc, nessuno vi accede mai perché nessuno viaggia con quella compagnia essendo destinazione di compagnie low cost. Si favoleggia sui bagni...
la misteriosa e desideratissima Vip Lounge di Royal Air Maroc, nessuno vi accede mai perché nessuno viaggia con la compagnia di bandiera marocchina essendo la Menara, destinazione principe di compagnie low cost. Si favoleggia sui bagni…
Una vasta scelta di  abiti allultima moda da "Fantasia"
Una vasta scelta di abiti all’ultima moda da “Fantasia Cuir”
Ho compilato centinaia di formulari di suggerimenti... non mi hanno mai contattata
Ho compilato centinaia di formulari di suggerimenti, con mia grande sorpresa non mi hanno mai contattata. Ultimamente non si degnavano nemmeno di mettere i formulari da compilare…
Ovviamente non funziona, e che diamine, che volete anche voi?
Ovviamente non funziona, e che diamine, che volete anche voi?
la vista
la vista, per fortuna dagli aerei e sugli aerei si sale a piedi, camminando in mezzo alla pista. La cosa pare che si ripeterà con il nuovo aeroporto, meglio quello delle interminabili attese sugli autobus senza aria condizionata.
L'aeroporto ora, non vi fate ingannare dalle apparenze: è solo l'ingresso!
L’aeroporto ora, non vi fate ingannare dalle apparenze: è solo l’ingresso!
Duty Free: ove ordine e pulizia regnano sovrane
Duty Free: ove ordine e pulizia regnano sovrane
Chi ha già chiuso baracca in attesa della nuova location
Chi ha già chiuso baracca in attesa della nuova location

AC01 ovvero la sveglia di design*

Iniziamo subito col dire che questa sveglia l’ha disegnata Jasper Morrison, che mi è costata 139€ (+ 11€ di spese di spedizione), e che la stavo osservando da qualche tempo dal momento che l’ho sempre trovata stupenda. Così, ad un certo punto, l’anno scorso mi sono decisa a comprarla.

Quanto mai. Questo è il classico esempio di splendido design e scarsa praticità ed ora vi spiego il perché, dal momento che dopo quasi un anno l’ho testata a sufficienza per scrivere questa recensione.

Quel genio di Jasper ha commesso due madornali errori: il primo.

Per spegnere la sveglia non vi è un pratico bottone sulla sommità o sul retro. No, a Jasper forse questa ovvietà non deve essere piaciuta. Egli ha fatto in modo che per spegnere la suoneria sia necessario ruotare il corpo posto sul retro del meccanismo. Ora, io non so voi ma io la mattina, quando parte l’allarme, non mi ricordo nemmeno come mi chiamo, non ho pressoché conoscenza di me, ho seri problemi di coordinazione e sicuramente non ho la lucidità per afferrare nel punto esatto l’oggetto emettitore di fastidio e “ruotare” con la precisione di un chirurgo estetico che sta operando una star di Hollywood, l’interruttore E, così come recitano le istruzioni. No, io no. E tant’è vero che negli atti scomposti che sono in grado di compiere, il 90% delle volte codesta costosissima sveglia finisce per terra.

E qui ecco il secondo.

Per contrastare il di cui sopra atto inconsulto mattutino, la sveglia dovrebbe essere munita di solida base o, almeno, di una base sufficientemente estesa da prevenire il cappottamento della stessa. No, a Jasper sicuramente la sveglia piaceva così snella e sottile, anoressica anche nella sua base, il che mi fa pensare che egli o non l’ha mai collaudata realmente, o è dotato — beato costui — di una precisione meccanica dei movimenti fini da far invidia al di cui sopra chirurgo.

Sono ora conscia che l’Ufficio Stampa di Punkt (una tra le aziende di design tecnologico più fighette in circolazione) mi cancellerà dalla mailing-list, tuttavia questo è il vantaggio offerto a coloro che gli oggetti se li comprano –e non sono dunque costretti a scrivere recensioni zuccherose su qualsiasi cosa gli uffici PR ti propinano, e le altre blogger.

Morale della storia: se proprio la volete usatela come orologio da tavolo.

m*

P.S. il claim sulla confezione recita cleverly put together. La mia reazione è: like, seriously? soprattutto dopo aver letto che l’oggetto di design da 139€ è Made in P.R.C.

L'oggetto del desiderio
L’oggetto del desiderio
Il pallino bianco non è voluto, è il risultato delle numerose cadute.
Il pallino bianco non è voluto, è il risultato delle numerose cadute.

Free the nipple: avanguardie di femminismo

Se da un punto di vista genetico i capezzoli femminili e quelli maschili sono identici: perché i signori possono andare in giro per le strade, lavorare, prendere il sole senza troppi problemi mentre noi dobbiamo coprirci?  Forse in pochi capiranno la portata di questa battaglia, iniziata a New York da un gruppo di ragazze che a colpi di #FreeTheNipple (“libera il capezzolo”), hanno creato un vero e proprio movimento, supportato da personaggi famosi come Liv Tyler e Lena Dunham, e credo che quel che sta facendo questo movimento sia mettere in pratica quanto di meglio ci abbia insegnato il femminismo. Faccio mea culpa in tutto ciò, dal momento che non solo non mi sono mai posta il problema del “perché io non posso ma loro sì” ma anche perché mi sono sempre sentita a disagio topless senza nemmeno rendermi conto che mi sentivo a disagio perché si viene percepite come oggetto sessuale! Per cui ho adottato la legge non scritta del “copriti per non tentare” anziché quella del “trattieni le tue voglie e non limitare la mia libertà”.

Il film, diretto dalla regista Lina Esco, partendo da fatti realmente accaduti, racconta l’avventura di un manipolo di ragazze che sono riuscite a creare un movimento importante che si batte per una legge equa e non discriminatoria sulla censura dei corpi (cioè che non crei disparità come ora avviene), e per la decriminalizzazione dell’allattamento in pubblico (!!!) che, in alcuni stati statunitensi, può costare fino a tre anni di carcere.

Consiglio a tutte e tutti di vedere il film che grazie a Sundance è ora in circolazione.

e di divertirsi con le performance e gli atti che solo ad una celebrity come Miley Cyrus sono concessi.

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Topless warriors in Lina Esco’s FREE THE NIPPLE.  Courtesy of Bérénice Eveno.  Copyright Disruptive Films Inc.  A Sundance Selects release.
Topless warriors in Lina Esco’s FREE THE NIPPLE. Courtesy of Bérénice Eveno. Copyright Disruptive Films Inc. A Sundance Selects release.
Lola Kirk (Liv) and Lina Esco (With) in Esco’s FREE THE NIPPLE.  Courtesy of Bérénice Eveno.  Copyright Disruptive Films Inc.  A Sundance Selects release.
Lola Kirk (Liv) and Lina Esco (With) in Esco’s FREE THE NIPPLE. Courtesy of Bérénice Eveno. Copyright Disruptive Films Inc. A Sundance Selects release.
me supporting FreeTheNipple!
me supporting FreeTheNipple!

Ho adottato un’arnia e tu?

Mentre voi tutti eravate al mare questa fine della settimana io, rimasta a casa a lavorare, ho fatto un regalo a me ed all’ambiente adottando un’arnia. Oramai lo sappiamo tutti che le api, questi splendidi insetti della famiglia delle Apidae (Linneo grazie di essere esistito, e grazie alla tua nomenclatura latina) sono in pericolo: in Italia nel 2007 il 50% della popolazione è scomparsa e nel 2014 si è ridotta del 40% negli Stati Uniti, non sono proprio cifrette ma dati spaventosi al punto tale che Obama, l’anno scorso, ha lanciato una strategia nazionale USA in difesa di questi insetti. In Europa l’EFSA sta cercando di creare una task force per coordinare i risultati delle differenti iniziative, ma, come al solito, siamo ancora a livello di burocrazia.

Le api mi hanno sempre appassionata, sarà per via che sono una società estremamente complessa, sarà per via che chi comanda è una femmina, sarà che gli studi classici mi hanno costantemente richiamato alla mente il fatto che Zeus fosse stato allevato con il miele, che le parole più dolci fossero di « miele » e che la quintessenza dell’operosità e della produttività fosse rappresentate proprio dalle api, descritte con trasporto nel pieno della loro attività nelle Georgiche virgiliane (Georgiche IV, 149-227) e definite “piccoli Quiriti”.

Così, mentre a Bruxelles si decidono sul da farsi, sono molte le iniziative dei privati e delle associazioni di categoria. In Italia la ConApi ha lanciato l’iniziativa Adotta un’arnia e tramite il sito BeeActive.it promuove e sostiene le Buone Pratiche Quotidiane. Ma l’iniziativa che mi ha catturata è quella dell’azienda API E API che promuove Adotta un alveare: versando un contributo di 50 euro si adotta un alveare a distanza, si dà il proprio nome all’alveare e si riceve a casa un corrispettivo di miele pari all cifra versata. Inoltre si concorre a sostenere attivamente l’apicoltore nella difesa e nel mantenimento in vita delle famiglie di api, cercando di incrementarne il numero. Ovviamente non ho potuto resistere! Per cui, care lettrici, mano al portafoglio: quest’inverno il nostro tè sarà dolcificato solo con il nettare degli dei!

Adotta un Alveare:  info AT apieapi.it o +39 349.770 6909

Il miele confezionato da Louis Vuitton, le arnie sono sul tetto della maison
Il miele confezionato da Louis Vuitton, le arnie sono sul tetto della maison. Très chic et parisien.
Le confezioni ingegnose di BE RAW
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Lo straordinario packaging di BZZ HONEY
Lo straordinario packaging di BZZZ HONEY di Backbone branding
Miele di Lusso
Miele di Lusso

 

Katia Meneghini e Thanos Zakopoulos per il progetto che unisce design a Expo "Green Island"
Katia Meneghini e Thanos Zakopoulos per il progetto che unisce design a Expo “Green Island”

 

Katia Loher, giovane e poliedrica artista svizzera trapiantata a New York, per il progetto GREEN ISLAND - Expo 2015 - Milano
Katia Loher, giovane e poliedrica artista svizzera trapiantata a New York, per il progetto GREEN ISLAND – Expo 2015 – Milano

 

The Bee Knees - luxury packaging
The Bee Knees – luxury packaging

ma quante scarpe hai?

Qualche giorno fa una conoscente mi ha freddato con questa domanda cogliendomi impreparata. Non lo so quante ne ho. Non ho mai voluto farne il conto perché sarebbe contare quanti libri si hanno nella libreria. Diciamocelo, per quante possano essere non bastano mai. Come gli abiti, come i cappelli, i gioielli e le risate. Perché le scarpe sono qualcosa di più di un semplice accessorio-necessario, si intonano al nostro umore del momento, alla giornata, alla fatica, alla gratificazione e non solamente all’abbigliamento che portiamo. Essendo dotata di un piede minuscolo la scelta per me è assai limitata. Le ballerine (Marc Jacobs, Repetto, Porselli, PéPé… ) la fanno da padrona e qua e là campeggiano rari esemplari col tacco. Recentemente ho scoperto la zeppa in corda. Per anni l’ho considerata volgarotta ma, approfondendo il discorso, mi sono resa conto che esiste zeppa e zeppa. Puoi trovare quella effetto “passeggiatrice notturna” ma anche quella “Brigitte Bardot sulla Côte negli anni ’60”. Sono sicura che il segmento in questione sia destinato a crescere nel mio armadio. (Thank you Ska Shoes!). Detto questo sono e rimango un’amante della scarpa bassa. Un po’ perché il tacco, e la sua intrinseca ed innegabile scomodità, non si accorda con la vita di una persona che deve correre costantemente a destra ed a manca, un po’ perché il tacco è un’arma a doppio taglio: la mezza misura fa zietta ma è comoda, il 9 cm è bello ma francamente improponibile. Detto questo, con i 40 °C di questi giorni, portarlo significherebbe semplicemente non essere più in grado di camminare dopo 10′: d’altra parte il piede ha questa brutta abitudine di gonfiarsi ed assomigliare ad un insaccato superati i 20 °C.

Ovviamente questo è un tema sul quale ritorneremo.

Scarpe da giorno. Estivo.
Scarpe da giorno. Collezione estiva.
La new entry per l'autunno. I love you Marc Jacobs
La new entry per l’autunno. I love you Marc Jacobs

Sono un’archeologa ma non è colpa mia

Userò questo post per fare outing: ebbene sì, sono un’archeologa cosa di cui sono sconfinatamente orgogliosa. L’archeologia, ahimè, non la pratico poiché ho scelto un’altra direzione lavorativa, ma il mio occhio è sempre rimasto vigile nel registrare tutto quel che accade nel mondo in cui ho vissuto gli anni spensierati dell’università (e poi anche qualche periodo successivo). Ecco perché oggi voglio parlarvi del libro Archeostorie: trentaquattro professionisti archeologi si raccontano, con semplicità, umiltà, chiarezza. Non è un volume auto-celebrativo, non vuole illudere le future generazioni di aspiranti professionisti sulla facilità del mestiere. Anzi, direi che mette bene in guardia: conoscere a menadito l’antico non è più l’unica competenza richiesta all’archeologo del futuro. Almeno di quello che vuole lavorare, ovviamente. Sono molti gli interventi che mi sono piaciuti e che dimostrano forza e coraggio e determinazione e rettezza (lavorare nella Terra dei Fuochi richiede tutto questo e molto altro, brava! brava! brava! a Lidia Vignola).

L’idea che mi ha colpita di più è sicuramente quella del duo composto da Andrea Bellotti e Alessandro Mauro che hanno creato una stazione radio “Let’s Dig Again” completamente dedicata all’archeologia. L’approccio è contemporaneamente professionale ma divulgativo, preciso ma divertente, impegnato ma con allegria. L’archeologia infatti ha avuto per decadi – e grazie ai numerosi baroni che l’hanno dominata – questa dimensione polverosa e accademica che l’hanno resa in Italia, spesso auto-referenziale con buona pace del discorso sulla restituzione dell’antico alla comunità (spesso declinata nella forma di « restituzione dell’antico per l’ennesima pubblicazione specialistica che leggono in 20 persone »). Sarà che amo da sempre la radio (e detesto altrettanto la TV), sarà che Lucy* si chiama così perché il team di paleontologi stava ascoltando “Lucy in the Sky with Diamonds” dei Beatles al momento del ritrovamento e che questo dettaglio mi ha sempre fatto impazzire. Sarà che a farla sono due ragazzi giovani che con questo contributo aiutano sicuramente nell’opera di restauro-contemporaneizzante della discliplina.

Penso che questo manipolo di professionisti riuscirà nell’intento e di lavorare e di portare quel modo tutto italiano di fare archeologia finalmente al passo con i tempi. Le istituzioni, come al solito, se ne accorgeranno tardi ma noi sappiamo che là fuori c’è tutto un pubblico di appassionati che li sosterrà e gli darà ragione.

Grazie a Cinzia Dal Maso e Francesco Ripanti – ed all’editore Monduzzi!

Seguire Archeostorie è semplice, dal momento che è sempre in tour!

 

Archeostorie sulla via Traiana, Egnazia.
Archeostorie sulla via Traiana, Egnazia.
Archeostorie di fronte al mausoleo di Teodorico, Ravenna.
Archeostorie di fronte al mausoleo di Teodorico, Ravenna.
Archostorie a Milano!
Archostorie a Milano!
THE COVER
THE COVER

Kilt all’italiana!

Rieccoci qua, nonostante il caldo feroce degli ultimi giorni, a voler inaugurare la nuova veste grafica del sito – abbiamo lavorato per voi – con un post dall’alto contenuto fashion.

Della mia passione per l’uomo in kilt ho già dato notizia all’orbe terracqueo (How do you feel about…) ed oggi ritorniamo sull’argomento grazie alla mia recente scoperta di IN KILT il primo urban kilt 100& italiano.

Enrico Posia e Remo Radaelli sono le quattro mani dietro questo progetto che vuole promuovere un capo di abbigliamento decisamente inusuale per il ‘maschio italico’ che si affianca al calzone senza volerlo sostituire. Io, ovviamente, sono una grande sostenitrice del progetto rivoluzionario e spero di vedere in giro – magari il prossimo autunno in occasione della fashion week meneghina – i primi esemplari che, sono certa, non mancheranno di attirare l’attenzione dei reporter di Wired, Sartorialist, GQ & Monocle!

Capi di sartoria dicevamo, che richiedono, per l’esecuzione, di circa due giorni non andando oltre le due settimane per la consegna. IN KILT per confezionare i suoi capi usa solamente il denim sostenibile di Italdenim (che fa solo quello da 1972 e lo sa fare gran bene).

Se, come me, siete intrigati e conquistati da questa opportunità preparatevi a spendere una cifra variabile tra i 500 e i 600 euro, tutto sommato ragionevole considerando che è un capo davvero esclusivo e su misura, quindi unico, cucitovi letteralmente addosso.

Orsù, quindi, iniziate a risparmiare per la delizia dei nostri occhi, e la vostra comodità!

Enrico Posla e Remo Redaelli in posa con le loro creazione
Enrico Posla e Remo Redaelli in posa con le loro creazione

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e poi ti ritrovi a parlare come Influencer & Blogger a Firenze

È stato un sabato pomeriggio da leoni quello appena trascorso: viaggi di a/r su FrecciaRossa presi al volo, di pranzi saltati e (tanti) caffè (rigorosamente espresso MOGI) ma ne è valsa la pena, parlare alla #FirenzeDigital Conference nella splendida cornice della Santa Reparata International School of Art (che trova sede presso l’ex editore Le Monnier, nientemeno!) è stata un’esperienza indimenticabile. Grazie alla Influencer and Blogger Society che ha reso possibile il ritrovarsi tra tanti colleghe e colleghi che lavorano nella comunicazione digitale, preparati e desiderosi di condividere le proprie esperienze, perché tutto ciò mi ha riempito di entusiasmo.

Ho potuto così parlare un po’ di quel che combino sia al pubblico italiano che a quello internazionale (Say it in English, please!) ma ho anche scoperto ed appreso a mia volta nuove tendenze blogging, piccoli tricks & treat e conosciuto colleghe meravigliose.

Grazie #FirenzeDigital e grazie a Dr.Vranjes per la sorpresa finale! Très chic!

L'ingresso della SRISA
L’ingresso della SRISA
per chiudere in bellezza un cappuccino da Giubbe Rosse.
per chiudere in bellezza un cappuccino da Giubbe Rosse.
E grazie a Dr.Vranjes per questa sorpresa!
E grazie a Dr.Vranjes per questa sorpresa!

 

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È tempo di SuperCut!

Cartamodelli, splendidi tessuti Liberty e persino (introvabili e super kawaiiii) giapponesi, forbici di design, bottoni, nastri, gessetti, spilli, termoadesivi e toppe come non se ne vedevano dagli anni ’70: tutto questo è SuperCut.it il sito di culto per le appassionate del «taglio & cucito purché ricercato»! Nato da un’idea di Marine Crenn, francese trapiantata in Italia, che ha voluto importare nel Bel Paese quel che è très chic Oltralpe: la merceria online. SuperCut offre una raffinata selezione di prodotti quasi introvabili, ora alla portata di tutte. Eh sì, perché chi l’ha detto che la piccola sartoria domestica è passata di moda? anzi, saper sfrerruzzare così come sapersi cucire un abito o rammendare una camicetta è la quintessenza del femminismo très BOBO, sì, avete letto bene: perché sottostare ai diktat di una moda sempre meno amica delle donne quando ce la possiamo fare da sole? Non sapete nemmeno infilare un ago? Nessun problema, Marine gira per l’Italia – domani sarà al Factory Market – e sarà ben lieta di darvi preziosi consigli!

 

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Una piccola panoramica dei meravigliosi prodotti di SuperCut.it
Una piccola panoramica dei meravigliosi prodotti di SuperCut.it

 

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Orgoglio e pregiudizio 2.0

Partendo dal presupposto che il nostro ideale di Principe Azzurro siamo noi stesse, la povera Elizabeth Bennet è sempre stata la nostra beniamina. Sarà per via del fascino potente della penna di Jane Austen, della sua caustica ironia, del suo sguardo acuto e penetrante sulla società inglese di inizio Ottocento, sarà perché non avremmo potuto certo darla vinta a Mr. Darcy.  Ma perché ne parliamo? Perché ci siamo recentemente imbattute nella riscrittura del capolavoro austiano da parte di Emma Campbell Webster. Lost in Austen, edito dalla briosa casa editrice pavese* Hop Edizioni (che non finiremo mai di supportare), è un divertente gioco nel quale il lettore non è solo il passivo fruitore della trama ma il vero e proprio autore della propria fortuna (o sfortuna) matrimoniale. Come? non vi rimane che scoprirlo acquistando il volume (e supportando così le piccole case editrici indipendenti) all’interno del quale rimarrete piacevolmente divertiti dalle illustrazioni della nostra grafica preferita del momento Pénélope Bagieu.

*Pavia ultimamente ritorna nei nostri post, cfr. Gatto Bello.
Abbigliamento richiesto durante la lettura del testo.
Abbigliamento richiesto durante la lettura del testo.

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Tu, lei e l'altra.
Tu, lei e l’altra.

Ed infine arrivano loro: le bomboniere.

Nel periodo estivo c’è qualcosa che ci preoccupa più di una cartella esattoriale: ricevere un invito a nozze. Confessiamolo, non siamo delle fan sfegatate dei pranzi di nozze che durano otto ore (quando va bene), da trascorrere in ristoranti improbabili – di solito quei luoghi kitsch che hanno alle pareti le foto di tutte le coppie che hanno consumato costì il pranzo di nozze – con un numero di portate di poco inferiore al numero di risoluzioni Onu per il mantenimento della pace in Medio Oriente.

Ora, intanto vogliamo dire agli sposi che la II° Guerra Mondiale è terminata, che non siamo più in periodo di razionamento e che non è necessario, ma anzi francamente insultante, proporre pranzi con due antipasti, due primi, due secondi, otto contorni, formaggi, sgroppino e frutta: non possediamo otto stomaci come le vacche e vorremmo poterci alzare dalla sedia reggendoci sulle nostre gambe senza dover scippare il deambulatore a nonna. Cosa c’è di male ad offrire un pasto composto da: antipasto, primo, secondo e dolce? Chi di noi si ciba quotidianamente tutto ciò? nessuno, ergo può benissimo starci in un pranzo speciale, che vorremmo terminasse d’essere una sorta di gara di sopravvivenza gastro-intestinale.

Se siete coloro che in qualche modo riescono ad arrivare vivi intorno alle 23:00 c’è un’altra tortura che vi aspetta: la distribuzione della bomboniera. La cerimonia si svolge così: in preda ai fumi dell’alcool la novella coppia di sposi inizia un walzer tra i tavoli, nel corso della quale danza distribuisce una forma di ringraziamento socialmente accettata – e da molti inspiegabilmente incoraggiata – per aver preso parte ad una giornata tanto importante. Di solito sono oggetti di una bruttezza agghiacciante e voi, in quei momenti, preferireste camminare sui carboni ardenti o assistere ad una televendita di Wanna Marchi piuttosto che avere tra le mani quella cosa lì. Ma no, dovete fingere che il meraviglioso gingillo vi piaccia da morire. Che butterete i vostri vasi Venini per far posto sulla credenza al quel grappolo d’uva in cristallo placcato argento che vi stanno donando. Certo. Come no!

Cari sposi abbiate pietà di noi. Una manciata di confetti è più che sufficiente, davvero, e se proprio siete in vena di sperpero sostenete associazioni benefiche, il WWF, l’Unicef, la vostra associazione preferita (no, l’Associazione per la valorizzazione dello gnocco fritto non vale), donate alla locale scuola elementare per l’acquisto di materiali didattici (che ne ha sicuramente bisogno), donate alla biblioteca, ma non buttate i vostri danari in discutibili porta-ritratti in porcellana!

Suvvia, iniziate la vostra vita coniugale con un atto di magnanimità verso il prossimo!

Ecco la nostra guida al peggio (ed al meglio) che vi possa venire regalato il giorno del sì!

 

Una maschera veneziana? No, grazie
Una maschera veneziana? No, grazie.
Vi prego, abbiate pietà di noi.
Vi prego, abbiate pietà di noi.
No, no, no! non piacciono a nessuno le statuine Thun! Nemmeno con se segnano l'ora.
No, no, no! non piacciono a nessuno le statuine Thun! Nemmeno se segnano l’ora.
Perché?
Perché?! Perché?! Perché?!
La mia personale idea di Inferno.
La mia personale idea di Inferno.
Ma della rosa in finto-argento poi, cosa dovremmo farcene esattamente?
Ma della rosa in finto-argento, poi, cosa dovremmo farcene esattamente?
Quando l'utile diventa inguardabile.
Quando l’utile diventa inguardabile.

 

Se mi regalano queste io le porto direttamente al negozio dell'usato.
Se mi regalano queste io le porto direttamente al negozio dell’usato. Coppie in procinto di sposarvi: siete avvisate.
Una confezione di marmellata fatta in casa. E saremo felici.
Una confezione di marmellata fatta in casa. E saremo felici.
Una bella piantina aromatica. E saremo felici.
Una bella piantina aromatica. E saremo felici.
Semplicemente qualche confetto. E saremo felici.
Semplicemente qualche confetto. E saremo felici.
Del buon miele "firmato", e saremo felici.
Del buon miele “firmato”, e saremo felici.
Aiutate il WWF. E saremo felici.
Aiutate il WWF. E saremo felici.

metti una sera – per sbaglio – a Milano

E ti ritrovi all’inaugurazione della nuova sede ADI per EXPO: una anticipazione di quella che sarà la – tanto sospirata – Casa del Design, apre ora i suoi 1.000 metri quadri di archeologia industriale*, in via Bramante 42, per valorizzare il design come elemento qualificante e strategico della produzione di beni e servizi; all’interno di questo meraviglioso e suggestivo spazio industriale trovano posto tre contesti differenti per ospitare ogni varietà di manifestazioni collegate con la creatività e la produzione: Arcipelago Design, Le vie del Compasso d’Oro, Adi Food Design

Ieri sera siamo rimaste colpite dall’idea di presentare a Milano Umbria Jazz, aperta dal concerto di  Paolo Fresu e Danilo Rea. L’idea era quella di promuovere le migliori qualità dell’Umbria e delle sue produzioni, con particolare attenzione alla Food Innovation, all’artigianato di qualità, al settore del cashmere e alla valorizzazione del territorio.

Il tutto corredato dagli splendidi scatti (inediti) sul’Umbria di Steve McCurry alle pareti.

Che dire? Esperimento riuscitissimo!

*che ha ospitato in passato una rimessa dei tram a cavallo.
Una splendida immagine di Steve McCurry - bello vedere bambini che leggono le Fiabe di Esopo in piazza a Perugia
Una splendida immagine di Steve McCurry – bello vedere bambini che leggono le Fiabe di Esopo in piazza a Perugia

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Paolo Fresu e Danilo Rea alla presentazione di Umbria Jazz a ADI per EXPO
Paolo Fresu e Danilo Rea alla presentazione di Umbria Jazz a ADI per EXPO
Lo Spazio ADI - futura Casa del Design in via Bramante 42
Lo Spazio ADI – futura Casa del Design in via Bramante 42
ph. Steve McCurry - Umbria
ph. Steve McCurry – Umbria

 

Gatto Bello: che fenomeno di gatto!

Lo avrete di certo capito: amiamo i gatti, siamo delle cat-groupie-chic, e se è andato di moda lo stile heroin-chic (la cui icona Kate Moss è stata recentemente espulsa da un volo EasyJet per comportamento molesto (!?) perché volete discriminare noi, dittatrici del buon gusto felino? Non siamo la signora della porta accanto, perennemente in pigiama, con i bigodini in testa e il rullo di carta adesiva per raccogliere i peli dei suoi quaranta gatti stretto in mano come uno scettro. No, noi siamo peggio. La cosa paradossale è che non ce lo abbiamo nemmeno un gatto: siamo voyeuriste per costrizione. Così, nel corso dei nostri viaggi, ci siamo imbattute in mille nuovi trend che riguardano i nostri amici pelosi (leggi i post Ode al Gatto e I am a cat) e recentemente abbiamo scoperto lui: GATTO BELLO, splendido esempio di gatto soriano, maschio, adulto dal passato burrascoso che si è ritirato nella campagna pavese, dove riceve pochi ed intimi amici, si dedica alla campagna, scrive, ha a disposizione La Serva come P.A. e ci ha concesso un’intervista in esclusiva che riportiamo di seguito.

***

KS – Gatto Bello, ora vivi felice nella campagna pavese ma nei tuoi post si legge di un passato avventuroso e un po’ hippy. Raccontaci di più della tua vita passata (di quale stiamo parlando? 1°, 2°, 3°…).

Gatto Bello – Ciao Mir. Una domanda così difficile mi mette subito in difficoltà. Possiamo berci una birretta e passare subito alla prossima?

KS – Pare che tu abbia fatto l’Erasmus, e dove? in quale anno? qualche consiglio per i giovani che hanno ancora dei dubbi al riguardo?

GB – È vero, ho fatto l’Erasmus, sia come studente che come docente. Un’esperienza davvero bella e formativa: ricordo i pomeriggi a Friburgo in cui alternavo ore di studio a ore di caccia nei parchi. E proprio a Friburgo ho avuto modo di intrecciare svariate relazioni fondamentali per il mio futuro sia dal punto di vista personale che lavorativo. Durante quel biennio in terra tedesca ho conosciuto Bret Easton Ellis, che aveva pubblicato da poco American Psycho, e Bono Vox, reduce dalle registrazioni di Achtung Baby. Io e Bret ci divertivamo sempre a prendere in giro Bono per i suoi occhiali e una volta, dopo la sesta birra, gli ho pure pisciato sul piede. Questo episodio è raccontato nella canzone “Beautiful day”. Nel video ho una piccola parte pure io: piloto l’aereo che si vede all’inizio.

KS – Parlaci un po’ della relazione che ti lega alla gatta Sati, alla quale pari molto affezionato. C’è stato del tenero in passato?

GB – Vista l’attuale situazione psicologica della Sati, preferirei non affrontare questo argomento. Spero non sia un problema…

KS – Attualmente sei single? lo diciamo per tutte quelle che ci ascoltano.

BG – Ormai sono lontani i tempi delle groupie e credo di aver raggiunto la pace dei sensi e di non aver quindi più bisogno di vivere costantemente circondato di femmine adoranti. Me ne bastano un paio: la Serva e la mia attuale compagna, una ragdoll svedese, attualmente impegnata nelle riprese di un film con Dolph Lundgren in Cambogia. È la prima volta che ne parlo, sono molto riservato su queste cose.

GB – Ultimamente ci pari un po’ fuori forma: hai in programma qualche forma di dieta ed esercizio fisico oppure ti rifiuti di aderire ai canoni estetici imposti da dei media fuori controllo?

GB – Sono splendido, suvvia. Ciao magre!

KS – E della tua passione per la Harley ce ne vuoi parlare un po’?

GB – Faccio parte dei Cats of Anarchy da molti anni ormai, la Harley è stata uno dei miei primi amori, assieme al filetto coi crocchini al tonno. Vivendo vicino a Pavia ho conosciuto Max Pezzali qualche anno fa e l’ho introdotto al mondo Harley, convincendolo che aprire un negozio di moto fosse la cosa più furba da fare, in una provincia dominata da cumuli di roba e di spade.

KS – Perché scelto proprio la campagna pavese quale buen retiro?

GB – Abbiamo scelto Vigna del Pero perché, semplicemente, si vive bene. Abbiamo un cortile gigante, la casa grande, la Serva è felice e la Sati aveva bisogno di allontanarsi dalla metropoli.

KS – Cosa ne pensi di tutti questi hispsters che si aggirano per le nostre città?

GB – Città? Hipster? Io sto bene sul mio divano.

KS – Programmi per l’estate? Visiterai l’Expo?

GB – Mi hanno invitato a un evento al padiglione del Vietnam, dove dovrei raccontare la mia esperienza di giornalista di guerra, brevissima ma molto intensa. Ti farò sapere il giorno esatto. Per il resto, faremo una settimana di ferie in Grecia e due settimane in Cambogia, perché Gordon vuol fotografare quel tempio famoso e io devo rivedere Ellinor.

 

2 dicembre. Vigna del Pero (PV). In molti mi avete chiesto informazioni su "Le fusa negli USA", il mio secondo romanzo che tra non molto diventerà un film con Gerard Butler, Kelly Reilly e quel gatto che ha girato un paio di film di Polanski, di cui ora non ricordo il nome. Il libro è in ristampa proprio in questi giorni, qui potete vedere la copertina. Cosa posso dirvi? Prenotatelo! Mi son divertito tantissimo a scriverlo e altrettanto a trasformarlo in sceneggiatura. Copertina del mio amico Gordon.
2 dicembre. Vigna del Pero (PV).
In molti mi avete chiesto informazioni su “Le fusa negli USA”, il mio secondo romanzo che tra non molto diventerà un film con Gerard Butler, Kelly Reilly e quel gatto che ha girato un paio di film di Polanski, di cui ora non ricordo il nome. Il libro è in ristampa proprio in questi giorni, qui potete vedere la copertina. Cosa posso dirvi? Prenotatelo! Mi son divertito tantissimo a scriverlo e altrettanto a trasformarlo in sceneggiatura.
Copertina del mio amico Gordon.

 

Questo poster non ha bisogno di didascalie.
Questo poster non ha bisogno di didascalie.
8 giugno. Vigna del Pero (PV). Lo sto scrivendo in questo preciso momento (sono forse a metà) e non c'è ancora una data d'uscita sicura (ieri ho sentito il mio agente pronunciare le parole "Natale 2015" e sto ancora ridendo), ma abbiamo un titolo e, soprattutto, la copertina (opera di Gordon).
8 giugno. Vigna del Pero (PV).
Lo sto scrivendo in questo preciso momento (sono forse a metà) e non c’è ancora una data d’uscita sicura (ieri ho sentito il mio agente pronunciare le parole “Natale 2015” e sto ancora ridendo), ma abbiamo un titolo e, soprattutto, la copertina (opera di Gordon).
21 novembre. Vigna del Pero (PV). Domani e domenica sarò ospite del festival "Hollywood: dai libri ai film". Credo si aspettino qualche aneddoto divertente sull'adattamento cinematografico del mio secondo romanzo "Le fusa negli USA". Oggi invece giornata salutista: mi son svegliato presto per fare un po' di ginnastica, più tardi massaggi alle zampine e, per chiudere in bellezza, cena bio e successiva sboccata sul prato.  Foto della Serva, che sta ancora aspettando l'accredito per il festival.
21 novembre. Vigna del Pero (PV).
Domani e domenica sarò ospite del festival “Hollywood: dai libri ai film”. Credo si aspettino qualche aneddoto divertente sull’adattamento cinematografico del mio secondo romanzo “Le fusa negli USA”. Oggi invece giornata salutista: mi son svegliato presto per fare un po’ di ginnastica, più tardi massaggi alle zampine e, per chiudere in bellezza, cena bio e successiva sboccata sul prato.
Foto della Serva, che sta ancora aspettando l’accredito per il festival.
30 dicembre. Vigna del Pero (PV).  Ho mangiato troppo negli ultimi giorni e quindi stamattina sono uscito a fare una corsetta. Dopo otto minuti ero così.  Foto di Gordon, che mi ha seguito con le pillole per la pressione, salvandomi probabilmente la giornata, se non la vita.
30 dicembre. Vigna del Pero (PV).
Ho mangiato troppo negli ultimi giorni e quindi stamattina sono uscito a fare una corsetta. Dopo otto minuti ero così.
Foto di Gordon, che mi ha seguito con le pillole per la pressione, salvandomi probabilmente la giornata, se non la vita.
20 gennaio. Vigna del Pero (PV). Una foto dagli archivi della Serva: era forse il 1988, ero stato contattato per un servizio fotografico per una rivista di moto (non chiedetemi perché qualcuno possa desiderare uno scrittore come testimonial di una moto, perché la mia unica risposta sarebbe "e il cachet?") ed ero reduce da una settimana difficile. Questo è il mio scatto preferito (e infatti finì in copertina). Fu allora che nacque il mio amore per le Harley. Foto di David Lynch, che lo stesso giorno mi propose una parte in quella serie con il mio amico Kyle e quella tizia bionda di cui ora non ricordo il nome. Rifiutai e venni rimpiazzato da un tronco. Da allora io e David abbiamo smesso di parlarci.
20 gennaio. Vigna del Pero (PV).
Una foto dagli archivi della Serva: era forse il 1988, ero stato contattato per un servizio fotografico per una rivista di moto (non chiedetemi perché qualcuno possa desiderare uno scrittore come testimonial di una moto, perché la mia unica risposta sarebbe “e il cachet?”) ed ero reduce da una settimana difficile. Questo è il mio scatto preferito (e infatti finì in copertina). Fu allora che nacque il mio amore per le Harley.
Foto di David Lynch, che lo stesso giorno mi propose una parte in quella serie con il mio amico Kyle e quella tizia bionda di cui ora non ricordo il nome. Rifiutai e venni rimpiazzato da un tronco. Da allora io e David abbiamo smesso di parlarci.

Met Gala 2015 – The worst

Yes, this time of the year is finally come, the time where we all are so looking forward to spend every single acid comment —that our minds is able to think— on this very juicy parade where everything is debatable, even the notion of what could be considered good taste and appropriate.

This year’s theme is China: Through the Looking Glass so let’s see who really got it.

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Solange in Giles. Is that a huge Compact Disc?

 

robert-pattinson-fka-twigs_Christopher Kane
Fka you’ve got good taste in men but as for dress… that is a cubist’s worst nightmare!

 

stella-cara Delevingne
Stella & Cara’s this year dress code is “I’m rich – I’m starving – heroin-chic revival”

 

BEYONCE_custom_Givenchy
Beyonce, ehm, if the theme is “China through looking the glass” doesn’t mean we have literally to look through your dress

 

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Is Donatella back on coke? Jennifer Lopez in Versace Atelier

 

custom H&M _Phillip Treacy headpiece
When you take away a pair of Manolo from SJP, she clearly doesn’t think straight. Looks like a giant wok exploded on her head. SJP on custom H&M and Phillip Treacy headpiece

 

chloe-sevigny_JWAnderson
According to her look she must have seen a Madonna while being dressed by a tailor from the back of a drugstore in Chinatown

 

zoe-kravitz_Alexander Wang
Zoe, will your very stylish parents be proud? Meh… Zoe Kravitz in Alexander Wang.

 

MARY-KATE AND ASHLEY OLSEN_John_Galliano
Ladies & Gentlemen “Wednesday & Wednesday” from The Addams Family! a.k.a. The Olsen twins in John Galliano

 

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And we were Forgetting Morticia (see above). Cher in Marc Jacobs

 

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Lady Gaga in Balenciaga. Wonderful

 

anna-wintour_Chanel
Anna, have you gotten two parrots on your shoulders? oh, no it’s Chanel. Does Karl know?

 

 

joan-smalls_Roberto Cavalli
Joan, don’t even know where to start…

 

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Lorde, you’ve got bad skin, culotte de chevals and you don’t care. You are one of us! LOVE YOU.

 

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Porn Stars At The AVN Porn Awards VS Influential Celebrities At The MET Gala

 

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Kris Jenner in Balmain. Is she trying to winning over the shock of her marriage pulling out this look?

*ode al gatto

No, non vi annoieremo con le solite frasi di autori famosi su quanto il possedere un gatto sia una forma di religione. No, non posteremo foto sdolcinate di micetti minuscoli che trotterellano malfermi qua e là alla ricerca di mamma gatta. Qui si parla di gatti per adulti. Roba forte. Del genere: cosa va di moda nel mondo gatto. Una panoramica sugli ultimi trend. Come questa tendenza dei caffè per gatti. Noi abbiamo visitato il primo che aprì a Tokyo (Cat coffee Nekorobi), quello londinese (Lady Dinah’s Cat Emporium), quello newyorkese (Meow Parlour) e quello romano (Romeow Cat Bistrot). E ci sono piaciuti tutti. Secondo noi dovrebbe esistere una legge che ne impone la presenza in ogni città. Perché avere a che fare con un micio rende. Anche più produttivi, e ben lo ha capito una azienda giapponese che ne ha assunti be nove (nove!) registrando un abbassamento generale del livello di stress tra i dipendenti ed un corrispondente aumento della produttività.

Un altro interessante fenomeno che si sta registrando ultimamente è quello dei cosiddetti “gatti volanti”. Non si sa da dove arrivino, non si sa che intenzioni abbiano ma che volino è una realtà confermata da queste importanti testimonianze fotografiche.

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Certo che il troppo stroppia e dà assuefazione e dipendenza quando non di peggio. Abbiamo così scoperto che esiste un gruppo di auto-aiuto su Facebook per uscire dal tunnel della gattofilia acuta, una seria sindrome che ti porta a fare queste cose per il tuo amico felino:

1. Sollevarlo a mezz’aria perché possa acchiappare una mosca al volo e soddisfare il suo istinto di cacciatore.

2. Permettergli di svegliarti alle quattro del mattino perché ha fame. E alle cinque, perché ha sete. E alle sei e un quarto, perché si annoia. Per poi dormire il resto della giornata mentre tu sei al lavoro.

3. Lasciare accesa la lampada sulla tua scrivania, così che lui possa acciambellarvici sotto.

4. Pulirgli il sedere con le salviettine per animali. Perché a volte, in quella lettiera, non tutto va come dovrebbe.

5. Comprare acqua a basso residuo fisso. Perché lui soffre di calcoli urinari.

6. Rischiare la vita per somministrargli una terapia farmacologia di qualsiasi tipo.

7. Cambiare la sabbietta della lettiera a mezzanotte passata, perché lui si rifiuta di usare una toilette leggermente maleodorante.

8. Restare immobile con mezzo corpo anchilosato perché lui ti si è addormentato addosso.

9. Procurarti ferite potenzialmente mortali nel tentativo di spazzolarlo.

10. Fare la cacca sotto il suo sguardo indagatore.

11. Convivere con ciuffi di lanugine che rotolano senza posa sul pavimento. E nell’armadio. E sotto il letto, nella doccia, nei cassetti.

12. Farti scartavetrare la faccia dalla sua lingua rasposa e calda.

13. Accettare con rassegnazione che lui rovini divani, poltrone, porte e sedie. “Perché deve farsi le unghie”.

14. Mangiare con qualche decina di vibrisse a due centimetri dalle tue mandibole.

15. Trovare sottilissimi peli screziati nel barattolo del sale, nel pannolino di tuo figlio, nelle tue mutande appena lavate. E non farti domande.

16. Appestare la tua cucina con manicaretti per mici dagli olezzi immondi.

17. Concedergli il 90% della superficie del divano.

18. Perdere ogni diritto su coperte, plaid, cuscini, tappetini da stretching, fogli di carta, scrivanie, tastiere e affini.

19. Comprare un rotolo di alluminio soltanto per farne palline. Quelle palline che sono l’unico gioco che usa, nonostante le decine di topini, cannucce e pupazzetti di cui è invaso il tuo – pardon, il suo – appartamento.

20. Perdonargli quei cambiamenti d’umore tanto felini quanto repentini. Grazie ai quali, mentre si fa coccolare a due passi dall’estasi, emettendo fusa più sonore di una moka, senza alcun preavviso snuda le zanne, appiattisce le orecchie, frusta la coda e ti azzanna come se lo stessi torturando con un pungolo arroventato.

Queste le ultime news dal mondo gatto. Per ora.

 

*cattive ragazze audaci & creative

A noi le cattive ragazze sono sempre piaciute. Quelle che vanno contro le regole. Quelle che sfidano i pregiudizi della gente, nelle piccole cose così come nelle grandi. Difficilmente, però, ciò che queste signore hanno fatto travalica la sezione “biografie” o “saggi” delle librerie, luoghi bui ed oscuri frequentati solo dai cultori delle rispettive materie, per arrivare nelle mani dei più.

Ma le cose stanno lentamente cambiando, ed è per questo che ci piace parlarne. C’è qualcosa di sotterraneo che si sta muovendo nell’editoria, forse per colpa o come risultato della crisi dilagante, che sta portando sugli scaffali dei libri eccezionali.

Ecco, ad esempio, la romana Sinnos con il volume Cattive ragazze. 15 storie di donne audaci e creative che, usando non solo il linguaggio tutto nuovo della graphic novel (pensata per chi ha problemi di dislessia), ma anche l’innovativo carattere tipografico “Leggimi” (pensato per facilitare la lettura) si è guadagnata il prestigioso Premio Andersen per il miglior libro a fumetti 2014 con la seguente motivazione:

Per un libro che coniuga perfettamente la struttura narrativa del fumetto con i registri della biografia.
Per una narrazione che, scegliendo di raccontare un universo femminile, va oltre stereotipi e questioni di genere e, con un approccio accattivante e incisivo, invita alla riflessione, emozionando e coinvolgendo.

Quindici le storie raccontate: quindici splendide sorprese di donne del passato, più o meno recente, alla cui vita ispirarsi per rendere il mondo un posto migliore per le generazioni future.

Ci ricorda Cecilia D’Elia nell’introduzione:

«Inventrici di sé stesse, rivoluzionarie, inviate speciali, scienziate, cicliste, registe. Eccole alcune delle donne che ci hanno preceduto. E ci sono stati uomini che non hanno avuto timore di amarle, queste donne, libere e per alcuni un po’ stravaganti. E probabilmente sono stati uomini felici, perché si sa, se non ne hai paura, la libertà è contagiosa.»

E noi non potremmo essere più d’accordo!

P.S. non dimentichiamoci di dire che le storie sono state scritte da Assia Petricelli e illustrate da Sergio Riccardi.

Elenco delle donne meravigliose protagoniste di questo libro:

Olympe De Gouges
Nellie Bly
Elvira Coda Notari
Nawal El Saadawi
Antonia Masanello
Marie Curie
Aleksandra Kollontaj
Alfonsina Morini Strada
Angela Davis
Claude Cahun
Domitila Barrios de Chungara
Franca Viola
Miriam Makeba
Hedy Lamarr
Onorina Brambilla

Perché questo cartello ci ha sempre divertito un mondo...
Perché questo cartello ci ha sempre divertito un mondo…

*no, la primavera è ancora lontana

Care noi, che ai primi raggi di sole ci facciamo prendere da un irrazionale ottimismo e pensiamo di fare il cambio armadi, dobbiamo cedere al confronto con i fatti: la Primavera, quella vera che ti permette di andare in giro vestita solo di cotone, è ancora ben lungi dall’essere alle porte. Siamo oneste con noi stesse: è ancora inverno. E per chi, come me, ha i piedi gelati anche a Luglio, mantenersi sopra una temperatura da ipotermia è un duro lavoro, anzi, una vera e propria lotta per la sopravvivenza che dura da Ottobre ad Agosto. Se poi non hai un marito a cui chiedere di scaldarti sotto le chiappe quei due calippi che ti ritrovi al posto dei piedi, la lotta è all’ultimo sangue: scalda-sonno, piumone, ciabatte termiche sono le nostre migliori amiche. Ma ora abbiamo pure George! No, non sto parlando di George Clooney, ma della ben più pratica – ed a portata di mano – borsa dell’acqua calda che si svolge «tutta intorno a te». Geniale!  Lunga (75 cm) e stretta, rivestita di morbido pile con legacci, è possibile avvolgerla attorno a vita, collo, fianchi, di traverso per scaldare contemporaneamente più “fronti” girando tranquillamente per casa con entrambe le mani libere. E – dettaglio fashion – ha una piccola tasca che ti permette di infilarci telecomando-iPhone-fazzoletto in tutta comodità.

Sono un paio di mesi che la uso e non potrei più vivere senza. E poi è ROSA!

 

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C.d.M. ovvero il Coinquilino di M****

È da un po’ di tempo che li seguivo sulla loro pagina Facebook – che ha raggiunto quota 478.000 like -, dove avevo l’abitudine di andare a sbirciare quando avevo bisogno di qualche sana risata per tirarmi un po’ su ridendo delle disgrazie altrui, ma ora sono diventati, quello che si chiama, “un fenomeno social”.

Il Coinquilino di Merda (perdonate il francesismo) nasce nell’ottobre 2012 con l’obiettivo precipuo di “sensibilizzare la società sul dramma della convivenza fra estranei”, aggiungo fra estranei studenti universitari fuori-sede.

Probabilmente Giuseppe Angelo Fiori, uno studente come tanti, forse dopo essersi trovato per l’ennesima volta nella veste di testimone oculare di una mossa improbabile di un suo coinquilino ha deciso, in luogo di esplodere in un raptus di furia assassina, di incanalare questo impulso in modo creativo, aprendo così una pagina sul social network più amato/odiato che esiste, pubblicando foto e testimonianze di fatti / persone realmente accaduti. E le segnalazioni da tutt’Italia non sono mancate. Il risultato della catalogazione e riorganizzazione di tutto il materiale raccolto nel corso degli anni prende ora vita nelle pagine del volume – edito niente-meno-che da Mondadori – Il coinquilino di Merda. Manuale di non sopravvivenza che vi invitiamo di correre ad acquistare    corredato dalle belle illustrazioni di Dario Campagna.

Vi potrete così dilettare leggendo le pagine di ciò che può essere definito la summa della stramberia umana: a metà strada tra un saggio di sociologia e uno di psichiatria, che ha saputo catalizzare quanto di più grottesco la società contemporanea è in grado di produrre, riproponendola in maniera fedele, disincantata e ironica.

Devo confessarvi che ho pianto dalle risate quando ho visto il gigante cartello “Pisa Centrale” che un C.d.M. – Fattone ha portato spavaldamente in casa, incurante delle dimensioni dello stesso; ovvero quando ho letto la descrizione della  C.d.M. – Precisa:

Corso di studi: Lettere e Filosofia. La C.d.M. – Precisa è una studentessa modello, sempre in regola con gli esami. Media voti: 29,5. Nonostante ciò, ogni esame è per la CDM Precisa fonte di ansia, sentimento che ama sublimare mangiando pane e Nutella o pulendo le finestre.

Sarà perché un po’ mi ci sono rispecchiata, dal momento che, come avverte saggiamente l’autore: il “Coinquilino di Merda: se non ce l’hai, sei tu”.

*National Eating disorder awareness

The National Eating Disorder Awareness actually has been last week but we’d like to talk about it anyway because it’s such a big deal to us that it doesn’t matter when we do.

Well, were to start?

Let’s start with us, actually with me, to be more precise.

I suffered from bulimia for almost a decade during my late teenagehood and late ’20s. It has been hard and it has effected my choices in life so deeply that I would be a completely different human being if I haven’t had to deal with it for such a long period of time.

It’s a complicated matter — the whole eating disorder thing — and I’d just like to say that it’s not about food. It may sound extravagant but it isn’t, really. In a way it’s like sex: everything is about sex, but sex. So are bulimia/anorexia. It’s a symptom of a far more complex situation than “just” your personal relationship with food.

Obviously the idea of “the right body” that a woman should have, perpetrated by all the media system, doesn’t help at all, but I consider them guilty on a different level than the primary cause for eating disorders. They are responsible for not supporting women and their sacred right to be and appear as they pleased, so they are a tool in the hand of the society (still run by men) to make women feeling “not right”, but I can’t say that my being bulimic was affected by how a model looked in the magazines. I was – and still are – offended and outraged but not effected (about this just read the latest news about the Danish magazine “Cover”.)

It took me a long and painful while before recognising-accepting-working on my personal situation, my personal illness, that has also effected my entire family, friends, and partners.

It has been a process – painful, very long, scary – but a successful one, that made me who I am today. I never really talk about what I’ve bee through with anyone, not even my husband, as I think that the only people who really can get it are those who’ve been there as well.

Yesterday night, while browsing the world wide web I came across this great project by Jessie Kahnweiler, a young filmmaker and comedian that is working on “The Skinny” a dark comedy serie about her ten years relationship with bulimia and, well, I immediately take out my credit card and supported her work via Kickstarter. First of all because I love this kind of indie projects, second because she’s a woman (and I support the idea of women’s empowerment through mutual support), and  – more importantly – because none has had this brilliant idea before. As she says you can find everything on TV: sex, violence, addictions, porn but nothing that address the topic in this intelligent way (or address the topic at all if not when someone dies). Because you’ve got to be a step ahead to make something like it. Even the promo is hilarious. And, trust me, it his very hard to make your relationship with your addiction – that can bring you straight to the coffin – a smart/interesting-helpful-for-others one.

To be honest I can’t wait for the project to be released. And also I hope she’s not going to sue me because I haven’t ask the permission to use the pictures I am posting now…

 

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*The milky way of a Sunday morning

After so many years of wandering life Sunday equals late waking-ups and lazy brunches. This morning, as I didn’t have my personal slave to spoil me, I’ve been forced to roll out of bed and get out looking for milk. Not an easy one if you are in a small village, lost in the mountains that has zero open supermarket till Monday morning. There may not be shops open there but they’ve got this brilliant idea: milk dispenser. You won’t find junk food in it, just plain fresh whole milk – don’t forget to bring your own bottle to fill. When I was approaching the dispenser I saw a woman cleaning it and I thought «Oh, no s****! No milk for me!» but turned out being there just for filling in the next dispenser machine with fresh hand made yoghurt, butter, and cheese. And there I recognised her.  If it is true that I grew up in a small village, it is also true that I never “fill in” with the local crowd. I was the black sheep, the one who attended piano and art lessons, the one wearing Clarks and dungarees, the one going to the city visiting exhibitions. The kids weren’t particularly interested in me and the feeling was mutual. There was really nothing that tied us together: nor their activities – limited to going around in bikes or attending church functions on Saturday morning, or playing footballs – or their lives that I knew were destined to “being local”. We knew each-other and we ignored each-other equally. So, after decades I met one of this girls and, for some strange reasons, it has been very nice. We didn’t talk much as we’ve never been friends or have anything to share, but the expressions in our faces revealed a kindness and such good will that it is for me very hard to find anywhere or to experience in “normal life”.

And this is something.

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Oscar 2015 – the red carpet according to me*

I have to say this year the red carped didn’t release a lot of fashion nightmares, so it hasn’t been fun at all watching it; but here and there some faux passes have been made so here’s my personal list of the worse (and some best) dressed.

Cate Blanchett in John Galliano. My concept of "perfectness"
Cate Blanchett in John Galliano. My concept of “perfectness”.
Cheryl Hines - she's been clearly kept under formalin and released for the occasion wrapped in tin foil to keep her cold and well preserved.
Cheryl Hines – she’s been clearly kept under formalin and released for the occasion wrapped in tin foil to keep her cold and well preserved.
Chrissi Teigen in Zuhair Murad. A perfectly dress hourglass body. Well done woman!
Chrissi Teigen in Zuhair Murad. A perfectly dressed hourglass body. Well done woman!
Gwyneth Paltrow in Ralph & Russo Couture. For the love of God Gwyneth take tome risk. You are boring as hell with this whole playing it safe!
Gwyneth Paltrow in Ralph & Russo Couture. For the love of God Gwyneth take tome risks. You are boring as hell with this whole playing it safe!
Isan Elba. Straight from the festival of the cob in Kansas city.
Isan Elba. Straight from the cob festival — Kansas city.
Jennifer Aniston in Versace. Jennifer, you'll never finish to disappoint us.
Jennifer Aniston in Versace. Jennifer, you’ll never finish to disappoint us.
Jennifer Lopez in Elie Saab. Magnificent.
Jennifer Lopez in Elie Saab. Magnificent.
Kelly Osbourne in Rita Vinieris. Rocking it.
Kelly Osbourne in Rita Vinieris. Rocking it.
Michelle Schumacher. Directly landed from a wedding in Poland.
Michelle Schumacher. Directly landed from a wedding in Poland. Is that a table cloth?
Nicole Kidman in Louis Vuitton. Can somebody please feed her?
Nicole Kidman in Louis Vuitton. Can somebody please feed her?
Patricia Arquette in Rosetta Getty. Patricia, your speech made us cry with joy.
Patricia Arquette in Rosetta Getty. Patricia, your speech made us cry with joy.
Anna, has BIRD landed on your shoulder?
Anna, has a (pink) BIRD landed on your shoulder?

Advanced Style (ovvero «Vecchie stilose»)

I discovered this new – let’s call it – trend back in 2009, in New York – as usual, I mean, where else? – and I immediately fell in love with it, reporting it on the fashionable pages of the glossy magazine «Flair».

What had caught my eye was not only the obvious bold and funny style that these women showed off, but – and more importantly – how this was  a new form of revolution.

In these times where a woman is constantly under pressure for the way she looks, the way she dresses, how much she weight, this is something that teaches us a great deal.

We are not supposed to get old. We are not supposed to have wrinkles. Menopause is still something to be ashamed of.

These women, in a very womanly way, tell us: «C’mon girls, let’s have fun with ourselves! Let’s express who we are despite what we are supposed to look and behave at our age».  AND. THEY.  NAILED. IT. Breaking down the wall that has been build all around being old, because we live in a society that is so erasing the concept of getting old that has to call it “chronologically gifted”, like the word “old” has something shameful in it.

Ari Cohen, the genius behind this whole idea, after the release of the book «Advanced Style» back in 2012, is now the eye behind the camera that shoot the movie «Advanced style», released on February 19th, 2015. We cannot thank him enough for the work he has done for them. And for us. We are so looking forward to learn from Tziporah (62), Deborah (67), Lynn (80), Joyce (80), Jackie “Taja” (81), Ilona (93), and Zelda (95).

This time, following the trend, and not setting it, the acclaimed fashion guru photographer Tim Walker released in 2013 the very nice book «The Granny Alphabet», dedicated to his great grandmother Louisa Wicks. The book is a combination between his wonderful pictures (26 as the letters of the alphabet), cute graphic design and powerful verses by Kit Heshketh-Harvey. It does not have the same power as Cohen’s one, but is a sign that “old” is something we have to relate with on a different way than the “damnatio memoriae” currently in use.

I am particularly happy to own this book because, as Tim Walker says, :«Old age brings back this childlike clarity of vision, and so children and elderly have an agreement, a bond, united both by a sense of being out of time and by the brilliantly reckless lack of responsibility that bookends adulthood and allows them to see things as they really are. This is why I’ve always loved the very old and the very young, whether in age or spirit, and why I’ve taken the photographs for this book – part photographic love letter to the elderly and part documentation of the dying breed of little old ladies who live down the lane.».

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Advanced Style – book cover. Ph. Ari Seth Cohen
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Ph. Ari Seth Cohen – Advanced Style
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ph. Ari Seth Cohen, “Advanced Style”.
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ph. Ari Seth Cohen, “Advanced Style”.
Flair, Marzo 2009, Ci piace l'idea.
The Granny Alphabet by Tim Walker. Ph. Mir*
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Advanced Style – manifesto.

Grammy Awards 2015 – secondo noi

Ovvero il festival dove, letteralmente, se la cantano e se la ridono da soli.

Ecco il pagellino delle “ma ‘ndo vai conciata così?

 

Miley Cyrus aveva a disposizione un sacchetto dell'immondizia ed ha deciso di personalizzarlo con un po' di tagli.
Miley Cyrus aveva a disposizione un sacchetto dell’immondizia ed ha deciso di personalizzarlo con un po’ di tagli.
Grazia. Graziella e... siete piede di solid: e compratevi no' specchio!
Grazia. Graziella e… siete piene di soldi: e compratevi no’ specchio! ed un sorriso!
Pharrell Williams & Helen Lasichanh in Los Angeles wearing Adidas. Capisco che la Adidas vi abbia ricoperto di soldi e siate costretti a indossare la tuta anche sotto la doccia: ma cribbio, nemmeno nel getto vanno più in giro così!
Pharrell Williams & Helen Lasichanh in Los Angeles wearing Adidas. Capisco che la Adidas vi abbia ricoperto di soldi e siate costretti a indossare la tuta anche sotto la doccia: ma cribbio, nemmeno nel ghetto più ghetto vanno più in giro conciati così!

 

Ashanti in Michael Costello. Ma allo stilista chi glielo deve spiegare che le fette vere non stanno in due triangoli equilateri perpendicolari al taglio in vita. Quante donne saranno ancora costrette ad andare in giro così prima che imparino questa semplice regola da geometria euclidea?
Ashanti in Michael Costello. Ma allo stilista maschio, chi glielo deve spiegare che le tette, quelle vere, non stanno in due triangoli equilateri perpendicolari al taglio in vita? Quante donne saranno ancora costrette ad andare in giro così prima che imparino questa semplice regola da geometria euclidea?

 

Lady Gaga in Brandon Maxwell. Cara Lady, ci piace che esibisci battagliera quel bel concione. Sei tutte noi!
Lady Gaga in Brandon Maxwell. Cara Lady, ci piace che esibisci battagliera quel bel coscione. Sei tutte noi!

 

Paris Hilton. Una sola parola: ORENDA.
Paris Hilton. Una sola parola: ORENDA.

 

Kim Kardashian& Kanye West.Lei in Jean Paul Gaultier. Lei, avendo perso i 200 bagagli, s'è infilata la prima cosa che ha trovato: il telo trovato nel kit di soccorso dei grandi ustionati.
Kim Kardashian& Kanye West.Lei in Jean Paul Gaultier.                                                                                                                                                    Ella, avendo perso i suoi soliti 200 bagagli, s’è infilata la prima cosa a portata di mano: il telo trovato nel kit di soccorso dei Grandi Ustionati.

 

Rihanna.  Giambattista Valli Haute Couture. La gonna pare sia la versione fashion dell'esplosione dell'atomica di Hiroshima.
Rihanna. Giambattista Valli Haute Couture. La gonna pare sia la versione fashion dell’esplosione dell’atomica di Hiroshima.

 

Madonna. Givenchy Haute Couture. Madonna, cribbio, c'hai 60 anni. E va bene la storia che è bello non sentirseli, ma 'sta coda da matador è ridicola.
Madonna. Givenchy Haute Couture.                                                                                                                                                                          Madonna, cribbio, c’hai 60 anni. E va bene che non te li senti:  ma ‘sta mise da matador sado-maso è ridicola. Per non parlare delle scarpe “zoccola estiva cum plateau”, della tetta lanciata fino al collo da un bustino che nemmeno la Regina Vittoria e dalla quantità imbarazzante del botox che ti esce dai pori del viso.

 

Nicki Minaj - Tom Ford. Toh per una volta è elegante, ci sta (quasi) tutta nel vestito ed è persino tirata insieme meglio di Kim Kardashian (cfr. dopo).
Nicki Minaj – Tom Ford. Toh per una volta è elegante, ci sta (quasi) tutta nel vestito ed è persino tirata insieme meglio di Kim Kardashian (cfr. supra).