La morte ti fa bella (Death Becomes Her)*

L’argomento è tabù, non se ne parla tra comari, si evita volentieri e lo si archivia il più rapidamente possibile. Cosa è? Il colloquio con le pompe funebri. Se fare il becchino è ancora uno dei lavori più – ehm – imbarazzanti al mondo c’è qualcuno che, munito di italica inventiva, sta sbaragliando la concorrenza puntando tutto su una cosa: la strategia di comunicazione.

I miei recenti eroi della premiata ditta (di pompe funebri ) Taffo meritano il Nobel per la Strategia di Comunicazione più innovativa del secolo, o, almeno il servizio su un TG in prima serata. Questi necrofori romani hanno saputo usare usare l’ironia per comunicare l’inevitabile fine di ciascuno di noi. Andando indietro nelle loro campagne mi compiaccio di notare che non he hanno sbagliata una (e contano 43.000 followers su FB, voglio dire…).

Qui di seguito una breve carrellata delle migliori.

Per gli amanti di del fai-da-te IKEA

 Per i patiti del design

Educativa
Politicamente impegnata.

Quando l’umorismo è un’arte.

Dove non ho mai abitato*

Metti che un tuo amico faccia lo sceneggiatore. Metti che una delle tue attrici preferite sia la protagonista di un suo film. Risultato: anche se non ti reggi in piedi per la stanchezza accumulata negli ultimi mesi di frenetici e molteplici cambiamenti di vita, ti organizzi e vai – finalmente! – al cinema.

«Dove non ho mai abitato», film del regista Paolo Franchi, è nelle sale in questi giorni, tuttavia non ho intenzione di parlare della trama o dei suoi attori (Emmanuelle Devos è sempre all’altezza dei ruoli, mai una sbavatura, nemmeno quando recita in una lingua non sua) piuttosto del macro-tema del non luogo, protagonista del film unitamente alla storia che mette in scena.

Case abitate ma non vissute, spazi perfetti ma algidi sono stati per lungo tempo una componente della mia vita ed ogni volta che mi accorgo che qualcun altro vede, percepisce questa dimensione destabilizzante, mi colpisce e, un po’, mi sento scoperta. Sarà forse a causa di questa dimensione conflittuale che ho con lo spazio che mi circonda, oscillante tra accumulo ipertrofico d’oggetti e necessità di uno spazio vuoto, che tutte le case dove ho abitato sono anche state un po’ dis-abitate, dis-attese nella loro dimensione di casa, ovvero luogo dell’accoglienza dell’Io ma anche dell’Altro.

Il film è stato quindi occasione per riprendere in mano le fila del discorso rispetto a questa mia ambivalenza e, solo per questo, sono grata a sceneggiatore, attrice protagonista (in cui mi sono anche un po’ immedesimata) e regista.

Frase top del film: «È da meno di un mese che sei qui e se ne è già andata via quella patina da borghese frustrata che hai addosso».

Cosmesi? anyone?

Lo confesso, non mi sono mai appassionata alle ultime novità della cosmesi per tre fondamentali ragioni:

1 . sono pigra;

2. detesto entrare in profumeria (Sephora per me è l’equivalente dell’inferno in terra);

3. perché diventare matta quando posso trovare (quasi) tutto al supermercato? acquistare l’ultimo ritrovato e presto dimenticarlo sulla mensola del bagno (la mia migliore amica, patita di cosmesi, ha un attacco epilettico ogni volta che glielo ripeto).

Ecco, è arrivato quel momento nella vita in cui, a causa di troppi viaggi in aereo, la mia pelle ha iniziato a segnalare che stava male nella forma di profonde e – mai esistite prima – rughe su fronte e viso.

Personalmente ho sempre trovato le rughe affascinanti ma quelle che mi sono comparse parevano frustate di vendetta e non il frutto del naturale invecchiamento della pelle. Così ho chiesto alla mia estetista qualche prodotto, in forma di campione, per iniziare e mi sono auto imposta di applicare la crema viso almeno la mattina. Il mese successivo ho giurato all’amica del cuore che l’avrei applicata anche la sera. Il terzo mese ho aggiunto alla routine anche il contorno occhi la mattina, il quarto anche alla sera. So che la routine deve ancora essere ottimizzata ma non sarei arrivata a questo punto se la mia estetista non mi avesse consigliato il prodotto giusto per la mia pelle. Lei sa che detesto sentirmi “unta” e se mi fossi sentita così avrei abbandonato tutto.

Avevo adocchiato questo brand in uno delle boutique che preferisco ad Hong Kong [KAPOK] il cui gentilissimo commesso mi aveva dato qualche campione ma, pensavo, fosse un prodotto giapponese. Sbagliato, il prodotto scoperto in Cina è italiano. Che sorpresa quando Melissa – l’estetista – ha estratto dal suo armadio delle meraviglie proprio [Comfort Zone]!

Posti carini che ho visitato

Ultimamente sono più stanziale del solito ma non perdo l’occasione di curiosare qua e là scovando posticini davvero deliziosi e manifestazioni o eventi altrettanto degni di nota.

L’ultimo che ha carpito la mia attenzione si trova a Milano dove a Palazzo Morando – che si colloca nel centro centrissimo della Milano più fashion – grazie all’iniziativa di Elle Décor, gli spazi del chiostro di questo splendido esempio di architettura settecentesca si sono aperti alla città con un Open Bar allestito impiegando tra il meglio che il design italiano ha da offrire, in un contesto maestoso eppur discreto.

Chiude oggi, ahimè!

Chi c’era

Viabizzuno sa sempre come stupire con le sue installazioni luminose.
Il cortile con Open Bar by Citterio e Patricia Viel.

Del sarcasmo ed altri pregi*

Non so perché continuo a dimenticarmi che ironia e sarcasmo non sono ancora completamente accettate o, meglio, comprese. Nella mia personale esperienza posso affermare che la maggior parte delle persone si offende e solo una minima parte comprende l’ironia, non parliamo poi del sarcasmo, questo sconosciuto.

Nella mia lotta personale per lo sdoganamento di “ironia & sarcasmo libere” vado a ricordare cosa essere sono e significano, complice il vocabolare della lingua Treccani

Il mio sarcasmo sarà la mia morte, ne sono certo. Se un tizio mi puntasse un coltello contro probabilmente gli direi “cosa hai intenzione di fare?, accoltellarmi”?.

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IRONIA
Nell’uso com., la dissimulazione del proprio pensiero (e la corrispondente figura retorica) con parole che significano il contrario di ciò che si vuol dire, con tono tuttavia che lascia intendere il vero sentimento: fare dell’i.; parlare con i.; cogliere l’i. di una frase, di un’allusione; non s’accorse dell’i. delle mie parole. Può avere lo scopo di deridere scherzosamente o anche in modo offensivo, di rimproverare bonariamente, di correggere, e può essere anche una constatazione dolorosa dei fatti, di una situazione, ecc.; ci può essere perciò un’i. bonaria, lieve, fine, sottile, arguta, faceta, o un’i. amara, fredda, beffarda, pungente, crudele, ecc.

Vorrei scusarmi con tutti coloro che non ho ancora offeso. Presto sarete accontentati.

SARCASMO
Ironia amara e pungente, ispirata da animosità e quindi intesa a offendere e umiliare, che a volte può anche essere espressione di profonda amarezza rivolta, più che contro gli altri, contro sé stessi: parole, frasi, osservazioni piene di s.; parlare, rispondere con s.; fare del sarcasmo; sento del s. nelle tue parole; sentì la rabbia dentro di sé, qualcosa di molto vicino all’odio che avrebbe voluto esplodere contro quel s. assurdo e cattivo (Ugo Riccarelli).

 

 

 

Glamping*

If you had sold your soul to big corp. during the last few decades with the money you have earned (or inherited) you can now buy it back. How? Just browse the internet and look for an old VW T2 Kombi, then go glamping somewhere like Ibiza, Bali, or Goa and you will find yourself surrounded with people just like you:  chastened consumer, now wannabee hippy with a taste for luxury.  Forget about following Siddhartha’s path, it’s all about the style, or, the lifestyle if you prefer: an over-indulgent looking for the next “hip” thing to do, covered with some “shanti-shanti” philosophy, lots of meditations retreats, festival attendances (Coachella, anyone?), garnished with a fake carelessness on look, while it’s all about the brand, right? from the never-heard-before name $400 custom made sunglasses frame, to Birkenstock shoes, to those Lululemon $120 yoga pants, not to mention the must have Stella McCartney $1,800 chain trim handbag (but it’s cruelty free!), and the annual subscription to Kinkfolk and Monocle.

Somehow I now respect more UES people, at least they are honest to themselves, rather than these folks judging you with the same harsh disgust of the “I’m rich, you’re poor” crowd, if you don’t have the latest (RED) iPhone.

 

Happy Hippy indeed! Restaurants range vary from lousily vegetarian to strictly vegan.

 

It is all about the tatoos darling.

 

 

 

Flower Power
It is so cool being cool, you know…
Fringes, anyone?
Sahari and turban are the best combo, like, ever.
Pebbles and heels.
Poshy magazine about hippies.
And if you want to go pro, you can even dress up as one of them!
Tatoos and fashion
Even the PACHA il now following the trend.
Varia