Pillole per vivere meglio*

E dopo qualche tempo d’assenza: rieccomi con qualche pillola di saggezza. Ho viaggiato molto ultimamente – come al solito – e sono sempre più convinta che, spesso, molto spesso, anzi quasi sempre, grazie all’aiuto della chimica la realtà diventi più sopportabile.

Di seguito la lista dei farmaci consigliati per combattere il logorio della vita moderna.

Minnifuttu – Per le donne sicule che non devono chiedere mai.
Menefotto – Solo per Milanesi imbruttiti DOC.
Rosario in grani – Da assumersi dietro stretta sorveglianza pontificia.
E ‘sti cazzi – Vivamente consigliato alle lettrici romane, funziona solo entro i confini dell’Urbe.
Oscillo ma non mollo – Consigliato alle amiche venete. Loro sanno perché.
Fanculax – Ad efficacia immediata.
MOLEM – Da assumersi unitamente a laute libagioni di Amarone.

 

 

la piaga delle mamme blogger

Partiamo dall’assunto fondamentale che non c’è nulla di male nelle mamme che si aprono un blog, per condividere le piccole e grandi gioie (o dolori) legate alla maternità. Per carità, anzi. Io ce l’ho con quella piaga chiamata “mamma fashion blogger” che è una degenerazione della già discutibilissima categoria delle “fashion” blogger. Spesso improvvisate, quasi sempre ignare della benché minima cognizione giornalistica, queste mamme hanno due scopi principali, a volte coincidenti:

  • ottenere gratis oggetti e/o servizi per i loro pargoli (calzature, abiti, accessori, strumenti vari… solitamente piazzate in bella vista nelle foto);
  • dare la più vasta (insomma, che ecceda il quartiere) visibilità possibile al proprio bambino/a spinto/a, fin dall’età dei primi ruttini, ad intraprendere la carriera di modello/a.

Questo esercito, che conta troppe adepte, non si ferma di fronte a nulla: la grafica raccapricciante del loro sito non costituisce un problema, la totale incapacità di usare una macchina professionale non le tange minimamente facendole sentire in imbarazzo (tanto hanno lo smartphone a che serve una camera?), la decenza nemmeno.

Fino ad ora questi pensieri li ho sempre tenuti per me o, al massimo, ampiamente condivisi con le operatrici (siamo al 99% donne) del settore, facendo gossip più o meno aperto su certi casi noti a noi tutte noi. La goccia che ha fatto tracimare il vaso è stata ricevere una e-mail da un ufficio stampa (santo iddio sorella, hai necessità di lavorare fino a questo punto?) in cui mi viene comunicato la bambina XY (faccio notare che c’è un regolamento, chiamato Carta di Treviso, con precise indicazioni riguardo l’uso delle immagini e delle informazioni legate ai minori che queste sciagurate ignorano) è “La prima mini blogger italiana”, età anagrafica quattro anni e mezzo.

Riporto di seguito, pari pari, uno stralcio dal comunicato stampa, omettendo dati sensibili, per permettervi di capire meglio il mio sconcerto:

Il progetto […]  Blogger ideato da […]  è qualcosa di nuovo e sorprendente. La blogger […] crede che sia importante educare i propri figli a vestirsi bene, senza ostentare look oltre i loro limiti, che li facciano sentire comodi e valorizzino la loro dinamicità. Vestirsi alla moda per […]  e […] è un gioco divertente tra mamma e figlia.

[…] , cui è dedicata la pagina Instagram www.instagram.com/[…]  per mostrane look ed outfit, ha partecipato alla Milano Fashion Week a febbraio 2017 per la prima volta. Sfilate come quelle di Laura Biagiotti, Pedro Pedro o Carlos Gil (e molte altre), oltre a press day e presentazioni prodotto, hanno accolto la piccola Mini Blogger con un sorriso (di orrore? di compassione? mia nota personale).

[…], per l’occasione, è stata vestita dalla fashion mommy […]  con un look casual per fashion kids: pratico e comodo, ma allo stesso tempo impreziosito da dettagli e particolari in linea con le collezioni autunno/inverno 2017-18.

Nata a […] nel […] , […] è una blogger e influencer (ma de che? aggiungo sempre io, tanto lo sappiamo tutti che i likes si comprano!) appassionata e fantasiosa, sempre attenta alle ultime tendenze della moda. Diplomata al liceo artistico, alterna la sua vita da blogger fashionista a quella di dolce mamma delle piccole […] e […] .”

Ma rispetto a tutto ciò una sana di mente, che dovrebbe fare? Chiamare il 112? Allertare i Servizi Sociali?

Queste mamme che, evidentemente, di sale in zucca ne hanno proprio poco, anziché insegnare alle figlie/i a “vestirsi alla moda” non potrebbero insegnare loro, che ne so, le buone maniere, l’uso di uno strumento musicale, la bella grafia, una lingua straniera, le equazioni di secondo grado o anche, più semplicemente, come pulire la propria cameretta, prendersi cura di un animale o aiutare nelle faccende domestiche senza distinzioni sessiste? Ma una mamma blogger per la matematica quando? una lotta a colpi di foto con addizioni e radici quadrate da risolvere indirizzate non a suscitare l’invidia delle altre, ma per stimolare lo sviluppo della parte logica dei bambini mi troverebbe tra le simpatizzanti, per non parlare di pagine Instagram dove si insegnano i primi rudimenti di latino e greco agli infanti.

Poi ci si lamenta che i giovani sono dei debosciati. Basta vedere a cosa sono esposti da piccoli, mi dico.

Poi ci sono le mamme che conciano le figlie come zoccole, ma questo è argomento che tratterò in un altro post.

ed a proposito di api…*

Come molti sanno, non sono un’amante dell’arte di fare la spesa, a dire la verità mi pesa proprio, così come quasi tutte le attività legate alla gestione domestica: dal lavare i vetri a caricare la lavatrice trovo tutto immensamente inutile e, in ogni caso, decisamente troppo impegnativo, pur amando l’ordine e la pulizia ossessiva. C’è una sola eccezione a questa mia Weltanschauung domestica ed è andare ad acquistare le brioches nel suq di Marrakech. Che sia una bottega piccola o una pasticceria più “moderna” spesso capita che sia frequentata non solo dai bottegai o dai clienti ma anche dai fornitori di materia prima: le api. Ora, penso che accadesse in Italia la ASL farebbe chiudere immediatamente l’esercente ma qua, beh, qua vigono altri parametri igienici. È un aspetto che trovo romantico e poetico contemporaneamente. Sarà perché amo le api, sarà perché trovo questa liaison con la natura così curiosa e poco comune, ma spesso ci vado anche solo per gustarmi la scena. A voi le prove.

per tutti coloro che hanno esperienziato l’aeroporto di Marrakech*

Chiunque di voi abbia avuto modo di atterrare o decollare dall’aeroporto di Marrakech-Menara avrà certamente memoria del sistema bizantino di timbri e contro-timbri necessari solo per accedere ai controlli di sicurezza che, per le donne, hanno una profondità quasi ginecologica – grazie alle energiche mani delle addette -, delle interminabili file al controllo passaporti, in un ambiente angusto, illuminato da un sadico amante del neon, privo di aria condizionata (nemmeno in estate), a cui prontamente succede un ulteriore (e misterioso) ri-controllo da parte di un altro agente della sicurezza (il sospetto era quello della creazione di altri altri posti di lavoro, dal momento che nulla può accadere nei cinque metri che lo separano dai guichet dei colleghi, i quali devono – a mano – inserire i dati a sistema. Il tutto al termine di uno zig-zag di code in cui si fa a gara per non farsi superare dai marocchini, abili a tagliare le code quanto Cracco un arrosto. Orbene compagni di sventure, forse, Inshallah, tutto questo avrà fine entro Dicembre dal momento che ci sarà il nuovo aeroporto finalmente aperto! In realtà avrebbe dovuto essere inaugurato in occasione del COP 22 ( 7 – 18 Novembre 2016) ma evidentemente Allah non ha voluto concedere il suo favore e quindi mezzo mondo è stato costretto a passare tra le forche caudine sopra descritte, forche con la connessione Wi-Fi a 5€ per mezz’ora, salvo Wi-Fi gratuito ma solo per la COP 22.

Per rendere omaggio all’Inferno del Turista – detto anche Aeroport Marrakech – Menara voglio condividere con voi alcune immagini delle hall interne di cui certamente sentiremo la mancanza.

I cessi: due, con le porte che per entrare devi strisciare lungo la parete, perfettamente tangenti il wc. Asciugamani? mai pervenuto
I cessi: due, con le porte che per entrare devi strisciare lungo la parete, perfettamente tangenti il wc. Asciugamani? mai pervenuto
Tanto i dirham marocchini non ve li cambiano in patria, lasciateceli.
Tanto i dirham marocchini non ve li cambiano in patria, lasciateceli.
la misteriosa e desideratissima lounge di Royal Air Maroc, nessuno vi accede mai perché nessuno viaggia con quella compagnia essendo destinazione di compagnie low cost. Si favoleggia sui bagni...
la misteriosa e desideratissima Vip Lounge di Royal Air Maroc, nessuno vi accede mai perché nessuno viaggia con la compagnia di bandiera marocchina essendo la Menara, destinazione principe di compagnie low cost. Si favoleggia sui bagni…
Una vasta scelta di  abiti allultima moda da "Fantasia"
Una vasta scelta di abiti all’ultima moda da “Fantasia Cuir”
Ho compilato centinaia di formulari di suggerimenti... non mi hanno mai contattata
Ho compilato centinaia di formulari di suggerimenti, con mia grande sorpresa non mi hanno mai contattata. Ultimamente non si degnavano nemmeno di mettere i formulari da compilare…
Ovviamente non funziona, e che diamine, che volete anche voi?
Ovviamente non funziona, e che diamine, che volete anche voi?
la vista
la vista, per fortuna dagli aerei e sugli aerei si sale a piedi, camminando in mezzo alla pista. La cosa pare che si ripeterà con il nuovo aeroporto, meglio quello delle interminabili attese sugli autobus senza aria condizionata.
L'aeroporto ora, non vi fate ingannare dalle apparenze: è solo l'ingresso!
L’aeroporto ora, non vi fate ingannare dalle apparenze: è solo l’ingresso!
Duty Free: ove ordine e pulizia regnano sovrane
Duty Free: ove ordine e pulizia regnano sovrane
Chi ha già chiuso baracca in attesa della nuova location
Chi ha già chiuso baracca in attesa della nuova location

AC01 ovvero la sveglia di design*

Iniziamo subito col dire che questa sveglia l’ha disegnata Jasper Morrison, che mi è costata 139€ (+ 11€ di spese di spedizione), e che la stavo osservando da qualche tempo dal momento che l’ho sempre trovata stupenda. Così, ad un certo punto, l’anno scorso mi sono decisa a comprarla.

Quanto mai. Questo è il classico esempio di splendido design e scarsa praticità ed ora vi spiego il perché, dal momento che dopo quasi un anno l’ho testata a sufficienza per scrivere questa recensione.

Quel genio di Jasper ha commesso due madornali errori: il primo.

Per spegnere la sveglia non vi è un pratico bottone sulla sommità o sul retro. No, a Jasper forse questa ovvietà non deve essere piaciuta. Egli ha fatto in modo che per spegnere la suoneria sia necessario ruotare il corpo posto sul retro del meccanismo. Ora, io non so voi ma io la mattina, quando parte l’allarme, non mi ricordo nemmeno come mi chiamo, non ho pressoché conoscenza di me, ho seri problemi di coordinazione e sicuramente non ho la lucidità per afferrare nel punto esatto l’oggetto emettitore di fastidio e “ruotare” con la precisione di un chirurgo estetico che sta operando una star di Hollywood, l’interruttore E, così come recitano le istruzioni. No, io no. E tant’è vero che negli atti scomposti che sono in grado di compiere, il 90% delle volte codesta costosissima sveglia finisce per terra.

E qui ecco il secondo.

Per contrastare il di cui sopra atto inconsulto mattutino, la sveglia dovrebbe essere munita di solida base o, almeno, di una base sufficientemente estesa da prevenire il cappottamento della stessa. No, a Jasper sicuramente la sveglia piaceva così snella e sottile, anoressica anche nella sua base, il che mi fa pensare che egli o non l’ha mai collaudata realmente, o è dotato — beato costui — di una precisione meccanica dei movimenti fini da far invidia al di cui sopra chirurgo.

Sono ora conscia che l’Ufficio Stampa di Punkt (una tra le aziende di design tecnologico più fighette in circolazione) mi cancellerà dalla mailing-list, tuttavia questo è il vantaggio offerto a coloro che gli oggetti se li comprano –e non sono dunque costretti a scrivere recensioni zuccherose su qualsiasi cosa gli uffici PR ti propinano, e le altre blogger.

Morale della storia: se proprio la volete usatela come orologio da tavolo.

m*

P.S. il claim sulla confezione recita cleverly put together. La mia reazione è: like, seriously? soprattutto dopo aver letto che l’oggetto di design da 139€ è Made in P.R.C.

L'oggetto del desiderio
L’oggetto del desiderio
Il pallino bianco non è voluto, è il risultato delle numerose cadute.
Il pallino bianco non è voluto, è il risultato delle numerose cadute.