Free the nipple: avanguardie di femminismo

Se da un punto di vista genetico i capezzoli femminili e quelli maschili sono identici: perché i signori possono andare in giro per le strade, lavorare, prendere il sole senza troppi problemi mentre noi dobbiamo coprirci?  Forse in pochi capiranno la portata di questa battaglia, iniziata a New York da un gruppo di ragazze che a colpi di #FreeTheNipple (“libera il capezzolo”), hanno creato un vero e proprio movimento, supportato da personaggi famosi come Liv Tyler e Lena Dunham, e credo che quel che sta facendo questo movimento sia mettere in pratica quanto di meglio ci abbia insegnato il femminismo. Faccio mea culpa in tutto ciò, dal momento che non solo non mi sono mai posta il problema del “perché io non posso ma loro sì” ma anche perché mi sono sempre sentita a disagio topless senza nemmeno rendermi conto che mi sentivo a disagio perché si viene percepite come oggetto sessuale! Per cui ho adottato la legge non scritta del “copriti per non tentare” anziché quella del “trattieni le tue voglie e non limitare la mia libertà”.

Il film, diretto dalla regista Lina Esco, partendo da fatti realmente accaduti, racconta l’avventura di un manipolo di ragazze che sono riuscite a creare un movimento importante che si batte per una legge equa e non discriminatoria sulla censura dei corpi (cioè che non crei disparità come ora avviene), e per la decriminalizzazione dell’allattamento in pubblico (!!!) che, in alcuni stati statunitensi, può costare fino a tre anni di carcere.

Consiglio a tutte e tutti di vedere il film che grazie a Sundance è ora in circolazione.

e di divertirsi con le performance e gli atti che solo ad una celebrity come Miley Cyrus sono concessi.

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Topless warriors in Lina Esco’s FREE THE NIPPLE.  Courtesy of Bérénice Eveno.  Copyright Disruptive Films Inc.  A Sundance Selects release.
Topless warriors in Lina Esco’s FREE THE NIPPLE. Courtesy of Bérénice Eveno. Copyright Disruptive Films Inc. A Sundance Selects release.
Lola Kirk (Liv) and Lina Esco (With) in Esco’s FREE THE NIPPLE.  Courtesy of Bérénice Eveno.  Copyright Disruptive Films Inc.  A Sundance Selects release.
Lola Kirk (Liv) and Lina Esco (With) in Esco’s FREE THE NIPPLE. Courtesy of Bérénice Eveno. Copyright Disruptive Films Inc. A Sundance Selects release.
me supporting FreeTheNipple!
me supporting FreeTheNipple!

Ho adottato un’arnia e tu?

Mentre voi tutti eravate al mare questa fine della settimana io, rimasta a casa a lavorare, ho fatto un regalo a me ed all’ambiente adottando un’arnia. Oramai lo sappiamo tutti che le api, questi splendidi insetti della famiglia delle Apidae (Linneo grazie di essere esistito, e grazie alla tua nomenclatura latina) sono in pericolo: in Italia nel 2007 il 50% della popolazione è scomparsa e nel 2014 si è ridotta del 40% negli Stati Uniti, non sono proprio cifrette ma dati spaventosi al punto tale che Obama, l’anno scorso, ha lanciato una strategia nazionale USA in difesa di questi insetti. In Europa l’EFSA sta cercando di creare una task force per coordinare i risultati delle differenti iniziative, ma, come al solito, siamo ancora a livello di burocrazia.

Le api mi hanno sempre appassionata, sarà per via che sono una società estremamente complessa, sarà per via che chi comanda è una femmina, sarà che gli studi classici mi hanno costantemente richiamato alla mente il fatto che Zeus fosse stato allevato con il miele, che le parole più dolci fossero di « miele » e che la quintessenza dell’operosità e della produttività fosse rappresentate proprio dalle api, descritte con trasporto nel pieno della loro attività nelle Georgiche virgiliane (Georgiche IV, 149-227) e definite “piccoli Quiriti”.

Così, mentre a Bruxelles si decidono sul da farsi, sono molte le iniziative dei privati e delle associazioni di categoria. In Italia la ConApi ha lanciato l’iniziativa Adotta un’arnia e tramite il sito BeeActive.it promuove e sostiene le Buone Pratiche Quotidiane. Ma l’iniziativa che mi ha catturata è quella dell’azienda API E API che promuove Adotta un alveare: versando un contributo di 50 euro si adotta un alveare a distanza, si dà il proprio nome all’alveare e si riceve a casa un corrispettivo di miele pari all cifra versata. Inoltre si concorre a sostenere attivamente l’apicoltore nella difesa e nel mantenimento in vita delle famiglie di api, cercando di incrementarne il numero. Ovviamente non ho potuto resistere! Per cui, care lettrici, mano al portafoglio: quest’inverno il nostro tè sarà dolcificato solo con il nettare degli dei!

Adotta un Alveare:  info AT apieapi.it o +39 349.770 6909

Il miele confezionato da Louis Vuitton, le arnie sono sul tetto della maison
Il miele confezionato da Louis Vuitton, le arnie sono sul tetto della maison. Très chic et parisien.
Le confezioni ingegnose di BE RAW
Le confezioni ingegnose di BEE RAW

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Lo straordinario packaging di BZZ HONEY
Lo straordinario packaging di BZZZ HONEY di Backbone branding
Miele di Lusso
Miele di Lusso

 

Katia Meneghini e Thanos Zakopoulos per il progetto che unisce design a Expo "Green Island"
Katia Meneghini e Thanos Zakopoulos per il progetto che unisce design a Expo “Green Island”

 

Katia Loher, giovane e poliedrica artista svizzera trapiantata a New York, per il progetto GREEN ISLAND - Expo 2015 - Milano
Katia Loher, giovane e poliedrica artista svizzera trapiantata a New York, per il progetto GREEN ISLAND – Expo 2015 – Milano

 

The Bee Knees - luxury packaging
The Bee Knees – luxury packaging

ma quante scarpe hai?

Qualche giorno fa una conoscente mi ha freddato con questa domanda cogliendomi impreparata. Non lo so quante ne ho. Non ho mai voluto farne il conto perché sarebbe contare quanti libri si hanno nella libreria. Diciamocelo, per quante possano essere non bastano mai. Come gli abiti, come i cappelli, i gioielli e le risate. Perché le scarpe sono qualcosa di più di un semplice accessorio-necessario, si intonano al nostro umore del momento, alla giornata, alla fatica, alla gratificazione e non solamente all’abbigliamento che portiamo. Essendo dotata di un piede minuscolo la scelta per me è assai limitata. Le ballerine (Marc Jacobs, Repetto, Porselli, PéPé… ) la fanno da padrona e qua e là campeggiano rari esemplari col tacco. Recentemente ho scoperto la zeppa in corda. Per anni l’ho considerata volgarotta ma, approfondendo il discorso, mi sono resa conto che esiste zeppa e zeppa. Puoi trovare quella effetto “passeggiatrice notturna” ma anche quella “Brigitte Bardot sulla Côte negli anni ’60”. Sono sicura che il segmento in questione sia destinato a crescere nel mio armadio. (Thank you Ska Shoes!). Detto questo sono e rimango un’amante della scarpa bassa. Un po’ perché il tacco, e la sua intrinseca ed innegabile scomodità, non si accorda con la vita di una persona che deve correre costantemente a destra ed a manca, un po’ perché il tacco è un’arma a doppio taglio: la mezza misura fa zietta ma è comoda, il 9 cm è bello ma francamente improponibile. Detto questo, con i 40 °C di questi giorni, portarlo significherebbe semplicemente non essere più in grado di camminare dopo 10′: d’altra parte il piede ha questa brutta abitudine di gonfiarsi ed assomigliare ad un insaccato superati i 20 °C.

Ovviamente questo è un tema sul quale ritorneremo.

Scarpe da giorno. Estivo.
Scarpe da giorno. Collezione estiva.
La new entry per l'autunno. I love you Marc Jacobs
La new entry per l’autunno. I love you Marc Jacobs

Sono un’archeologa ma non è colpa mia

Userò questo post per fare outing: ebbene sì, sono un’archeologa cosa di cui sono sconfinatamente orgogliosa. L’archeologia, ahimè, non la pratico poiché ho scelto un’altra direzione lavorativa, ma il mio occhio è sempre rimasto vigile nel registrare tutto quel che accade nel mondo in cui ho vissuto gli anni spensierati dell’università (e poi anche qualche periodo successivo). Ecco perché oggi voglio parlarvi del libro Archeostorie: trentaquattro professionisti archeologi si raccontano, con semplicità, umiltà, chiarezza. Non è un volume auto-celebrativo, non vuole illudere le future generazioni di aspiranti professionisti sulla facilità del mestiere. Anzi, direi che mette bene in guardia: conoscere a menadito l’antico non è più l’unica competenza richiesta all’archeologo del futuro. Almeno di quello che vuole lavorare, ovviamente. Sono molti gli interventi che mi sono piaciuti e che dimostrano forza e coraggio e determinazione e rettezza (lavorare nella Terra dei Fuochi richiede tutto questo e molto altro, brava! brava! brava! a Lidia Vignola).

L’idea che mi ha colpita di più è sicuramente quella del duo composto da Andrea Bellotti e Alessandro Mauro che hanno creato una stazione radio “Let’s Dig Again” completamente dedicata all’archeologia. L’approccio è contemporaneamente professionale ma divulgativo, preciso ma divertente, impegnato ma con allegria. L’archeologia infatti ha avuto per decadi – e grazie ai numerosi baroni che l’hanno dominata – questa dimensione polverosa e accademica che l’hanno resa in Italia, spesso auto-referenziale con buona pace del discorso sulla restituzione dell’antico alla comunità (spesso declinata nella forma di « restituzione dell’antico per l’ennesima pubblicazione specialistica che leggono in 20 persone »). Sarà che amo da sempre la radio (e detesto altrettanto la TV), sarà che Lucy* si chiama così perché il team di paleontologi stava ascoltando “Lucy in the Sky with Diamonds” dei Beatles al momento del ritrovamento e che questo dettaglio mi ha sempre fatto impazzire. Sarà che a farla sono due ragazzi giovani che con questo contributo aiutano sicuramente nell’opera di restauro-contemporaneizzante della discliplina.

Penso che questo manipolo di professionisti riuscirà nell’intento e di lavorare e di portare quel modo tutto italiano di fare archeologia finalmente al passo con i tempi. Le istituzioni, come al solito, se ne accorgeranno tardi ma noi sappiamo che là fuori c’è tutto un pubblico di appassionati che li sosterrà e gli darà ragione.

Grazie a Cinzia Dal Maso e Francesco Ripanti – ed all’editore Monduzzi!

Seguire Archeostorie è semplice, dal momento che è sempre in tour!

 

Archeostorie sulla via Traiana, Egnazia.
Archeostorie sulla via Traiana, Egnazia.
Archeostorie di fronte al mausoleo di Teodorico, Ravenna.
Archeostorie di fronte al mausoleo di Teodorico, Ravenna.
Archostorie a Milano!
Archostorie a Milano!
THE COVER
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