per tutti coloro che hanno esperienziato l’aeroporto di Marrakech*

Chiunque di voi abbia avuto modo di atterrare o decollare dall’aeroporto di Marrakech-Menara avrà certamente memoria del sistema bizantino di timbri e contro-timbri necessari solo per accedere ai controlli di sicurezza che, per le donne, hanno una profondità quasi ginecologica – grazie alle energiche mani delle addette -, delle interminabili file al controllo passaporti, in un ambiente angusto, illuminato da un sadico amante del neon, privo di aria condizionata (nemmeno in estate), a cui prontamente succede un ulteriore (e misterioso) ri-controllo da parte di un altro agente della sicurezza (il sospetto era quello della creazione di altri altri posti di lavoro, dal momento che nulla può accadere nei cinque metri che lo separano dai guichet dei colleghi, i quali devono – a mano – inserire i dati a sistema. Il tutto al termine di uno zig-zag di code in cui si fa a gara per non farsi superare dai marocchini, abili a tagliare le code quanto Cracco un arrosto. Orbene compagni di sventure, forse, Inshallah, tutto questo avrà fine entro Dicembre dal momento che ci sarà il nuovo aeroporto finalmente aperto! In realtà avrebbe dovuto essere inaugurato in occasione del COP 22 ( 7 – 18 Novembre 2016) ma evidentemente Allah non ha voluto concedere il suo favore e quindi mezzo mondo è stato costretto a passare tra le forche caudine sopra descritte, forche con la connessione Wi-Fi a 5€ per mezz’ora, salvo Wi-Fi gratuito ma solo per la COP 22.

Per rendere omaggio all’Inferno del Turista – detto anche Aeroport Marrakech – Menara voglio condividere con voi alcune immagini delle hall interne di cui certamente sentiremo la mancanza.

I cessi: due, con le porte che per entrare devi strisciare lungo la parete, perfettamente tangenti il wc. Asciugamani? mai pervenuto
I cessi: due, con le porte che per entrare devi strisciare lungo la parete, perfettamente tangenti il wc. Asciugamani? mai pervenuto
Tanto i dirham marocchini non ve li cambiano in patria, lasciateceli.
Tanto i dirham marocchini non ve li cambiano in patria, lasciateceli.
la misteriosa e desideratissima lounge di Royal Air Maroc, nessuno vi accede mai perché nessuno viaggia con quella compagnia essendo destinazione di compagnie low cost. Si favoleggia sui bagni...
la misteriosa e desideratissima Vip Lounge di Royal Air Maroc, nessuno vi accede mai perché nessuno viaggia con la compagnia di bandiera marocchina essendo la Menara, destinazione principe di compagnie low cost. Si favoleggia sui bagni…
Una vasta scelta di  abiti allultima moda da "Fantasia"
Una vasta scelta di abiti all’ultima moda da “Fantasia Cuir”
Ho compilato centinaia di formulari di suggerimenti... non mi hanno mai contattata
Ho compilato centinaia di formulari di suggerimenti, con mia grande sorpresa non mi hanno mai contattata. Ultimamente non si degnavano nemmeno di mettere i formulari da compilare…
Ovviamente non funziona, e che diamine, che volete anche voi?
Ovviamente non funziona, e che diamine, che volete anche voi?
la vista
la vista, per fortuna dagli aerei e sugli aerei si sale a piedi, camminando in mezzo alla pista. La cosa pare che si ripeterà con il nuovo aeroporto, meglio quello delle interminabili attese sugli autobus senza aria condizionata.
L'aeroporto ora, non vi fate ingannare dalle apparenze: è solo l'ingresso!
L’aeroporto ora, non vi fate ingannare dalle apparenze: è solo l’ingresso!
Duty Free: ove ordine e pulizia regnano sovrane
Duty Free: ove ordine e pulizia regnano sovrane
Chi ha già chiuso baracca in attesa della nuova location
Chi ha già chiuso baracca in attesa della nuova location

AC01 ovvero la sveglia di design*

Iniziamo subito col dire che questa sveglia l’ha disegnata Jasper Morrison, che mi è costata 139€ (+ 11€ di spese di spedizione), e che la stavo osservando da qualche tempo dal momento che l’ho sempre trovata stupenda. Così, ad un certo punto, l’anno scorso mi sono decisa a comprarla.

Quanto mai. Questo è il classico esempio di splendido design e scarsa praticità ed ora vi spiego il perché, dal momento che dopo quasi un anno l’ho testata a sufficienza per scrivere questa recensione.

Quel genio di Jasper ha commesso due madornali errori: il primo.

Per spegnere la sveglia non vi è un pratico bottone sulla sommità o sul retro. No, a Jasper forse questa ovvietà non deve essere piaciuta. Egli ha fatto in modo che per spegnere la suoneria sia necessario ruotare il corpo posto sul retro del meccanismo. Ora, io non so voi ma io la mattina, quando parte l’allarme, non mi ricordo nemmeno come mi chiamo, non ho pressoché conoscenza di me, ho seri problemi di coordinazione e sicuramente non ho la lucidità per afferrare nel punto esatto l’oggetto emettitore di fastidio e “ruotare” con la precisione di un chirurgo estetico che sta operando una star di Hollywood, l’interruttore E, così come recitano le istruzioni. No, io no. E tant’è vero che negli atti scomposti che sono in grado di compiere, il 90% delle volte codesta costosissima sveglia finisce per terra.

E qui ecco il secondo.

Per contrastare il di cui sopra atto inconsulto mattutino, la sveglia dovrebbe essere munita di solida base o, almeno, di una base sufficientemente estesa da prevenire il cappottamento della stessa. No, a Jasper sicuramente la sveglia piaceva così snella e sottile, anoressica anche nella sua base, il che mi fa pensare che egli o non l’ha mai collaudata realmente, o è dotato — beato costui — di una precisione meccanica dei movimenti fini da far invidia al di cui sopra chirurgo.

Sono ora conscia che l’Ufficio Stampa di Punkt (una tra le aziende di design tecnologico più fighette in circolazione) mi cancellerà dalla mailing-list, tuttavia questo è il vantaggio offerto a coloro che gli oggetti se li comprano –e non sono dunque costretti a scrivere recensioni zuccherose su qualsiasi cosa gli uffici PR ti propinano, e le altre blogger.

Morale della storia: se proprio la volete usatela come orologio da tavolo.

m*

P.S. il claim sulla confezione recita cleverly put together. La mia reazione è: like, seriously? soprattutto dopo aver letto che l’oggetto di design da 139€ è Made in P.R.C.

L'oggetto del desiderio
L’oggetto del desiderio
Il pallino bianco non è voluto, è il risultato delle numerose cadute.
Il pallino bianco non è voluto, è il risultato delle numerose cadute.

Free the nipple: avanguardie di femminismo

Se da un punto di vista genetico i capezzoli femminili e quelli maschili sono identici: perché i signori possono andare in giro per le strade, lavorare, prendere il sole senza troppi problemi mentre noi dobbiamo coprirci?  Forse in pochi capiranno la portata di questa battaglia, iniziata a New York da un gruppo di ragazze che a colpi di #FreeTheNipple (“libera il capezzolo”), hanno creato un vero e proprio movimento, supportato da personaggi famosi come Liv Tyler e Lena Dunham, e credo che quel che sta facendo questo movimento sia mettere in pratica quanto di meglio ci abbia insegnato il femminismo. Faccio mea culpa in tutto ciò, dal momento che non solo non mi sono mai posta il problema del “perché io non posso ma loro sì” ma anche perché mi sono sempre sentita a disagio topless senza nemmeno rendermi conto che mi sentivo a disagio perché si viene percepite come oggetto sessuale! Per cui ho adottato la legge non scritta del “copriti per non tentare” anziché quella del “trattieni le tue voglie e non limitare la mia libertà”.

Il film, diretto dalla regista Lina Esco, partendo da fatti realmente accaduti, racconta l’avventura di un manipolo di ragazze che sono riuscite a creare un movimento importante che si batte per una legge equa e non discriminatoria sulla censura dei corpi (cioè che non crei disparità come ora avviene), e per la decriminalizzazione dell’allattamento in pubblico (!!!) che, in alcuni stati statunitensi, può costare fino a tre anni di carcere.

Consiglio a tutte e tutti di vedere il film che grazie a Sundance è ora in circolazione.

e di divertirsi con le performance e gli atti che solo ad una celebrity come Miley Cyrus sono concessi.

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Topless warriors in Lina Esco’s FREE THE NIPPLE.  Courtesy of Bérénice Eveno.  Copyright Disruptive Films Inc.  A Sundance Selects release.
Topless warriors in Lina Esco’s FREE THE NIPPLE. Courtesy of Bérénice Eveno. Copyright Disruptive Films Inc. A Sundance Selects release.
Lola Kirk (Liv) and Lina Esco (With) in Esco’s FREE THE NIPPLE.  Courtesy of Bérénice Eveno.  Copyright Disruptive Films Inc.  A Sundance Selects release.
Lola Kirk (Liv) and Lina Esco (With) in Esco’s FREE THE NIPPLE. Courtesy of Bérénice Eveno. Copyright Disruptive Films Inc. A Sundance Selects release.
me supporting FreeTheNipple!
me supporting FreeTheNipple!

Ho adottato un’arnia e tu?

Mentre voi tutti eravate al mare questa fine della settimana io, rimasta a casa a lavorare, ho fatto un regalo a me ed all’ambiente adottando un’arnia. Oramai lo sappiamo tutti che le api, questi splendidi insetti della famiglia delle Apidae (Linneo grazie di essere esistito, e grazie alla tua nomenclatura latina) sono in pericolo: in Italia nel 2007 il 50% della popolazione è scomparsa e nel 2014 si è ridotta del 40% negli Stati Uniti, non sono proprio cifrette ma dati spaventosi al punto tale che Obama, l’anno scorso, ha lanciato una strategia nazionale USA in difesa di questi insetti. In Europa l’EFSA sta cercando di creare una task force per coordinare i risultati delle differenti iniziative, ma, come al solito, siamo ancora a livello di burocrazia.

Le api mi hanno sempre appassionata, sarà per via che sono una società estremamente complessa, sarà per via che chi comanda è una femmina, sarà che gli studi classici mi hanno costantemente richiamato alla mente il fatto che Zeus fosse stato allevato con il miele, che le parole più dolci fossero di « miele » e che la quintessenza dell’operosità e della produttività fosse rappresentate proprio dalle api, descritte con trasporto nel pieno della loro attività nelle Georgiche virgiliane (Georgiche IV, 149-227) e definite “piccoli Quiriti”.

Così, mentre a Bruxelles si decidono sul da farsi, sono molte le iniziative dei privati e delle associazioni di categoria. In Italia la ConApi ha lanciato l’iniziativa Adotta un’arnia e tramite il sito BeeActive.it promuove e sostiene le Buone Pratiche Quotidiane. Ma l’iniziativa che mi ha catturata è quella dell’azienda API E API che promuove Adotta un alveare: versando un contributo di 50 euro si adotta un alveare a distanza, si dà il proprio nome all’alveare e si riceve a casa un corrispettivo di miele pari all cifra versata. Inoltre si concorre a sostenere attivamente l’apicoltore nella difesa e nel mantenimento in vita delle famiglie di api, cercando di incrementarne il numero. Ovviamente non ho potuto resistere! Per cui, care lettrici, mano al portafoglio: quest’inverno il nostro tè sarà dolcificato solo con il nettare degli dei!

Adotta un Alveare:  info AT apieapi.it o +39 349.770 6909

Il miele confezionato da Louis Vuitton, le arnie sono sul tetto della maison
Il miele confezionato da Louis Vuitton, le arnie sono sul tetto della maison. Très chic et parisien.
Le confezioni ingegnose di BE RAW
Le confezioni ingegnose di BEE RAW

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Lo straordinario packaging di BZZ HONEY
Lo straordinario packaging di BZZZ HONEY di Backbone branding
Miele di Lusso
Miele di Lusso

 

Katia Meneghini e Thanos Zakopoulos per il progetto che unisce design a Expo "Green Island"
Katia Meneghini e Thanos Zakopoulos per il progetto che unisce design a Expo “Green Island”

 

Katia Loher, giovane e poliedrica artista svizzera trapiantata a New York, per il progetto GREEN ISLAND - Expo 2015 - Milano
Katia Loher, giovane e poliedrica artista svizzera trapiantata a New York, per il progetto GREEN ISLAND – Expo 2015 – Milano

 

The Bee Knees - luxury packaging
The Bee Knees – luxury packaging

ma quante scarpe hai?

Qualche giorno fa una conoscente mi ha freddato con questa domanda cogliendomi impreparata. Non lo so quante ne ho. Non ho mai voluto farne il conto perché sarebbe contare quanti libri si hanno nella libreria. Diciamocelo, per quante possano essere non bastano mai. Come gli abiti, come i cappelli, i gioielli e le risate. Perché le scarpe sono qualcosa di più di un semplice accessorio-necessario, si intonano al nostro umore del momento, alla giornata, alla fatica, alla gratificazione e non solamente all’abbigliamento che portiamo. Essendo dotata di un piede minuscolo la scelta per me è assai limitata. Le ballerine (Marc Jacobs, Repetto, Porselli, PéPé… ) la fanno da padrona e qua e là campeggiano rari esemplari col tacco. Recentemente ho scoperto la zeppa in corda. Per anni l’ho considerata volgarotta ma, approfondendo il discorso, mi sono resa conto che esiste zeppa e zeppa. Puoi trovare quella effetto “passeggiatrice notturna” ma anche quella “Brigitte Bardot sulla Côte negli anni ’60”. Sono sicura che il segmento in questione sia destinato a crescere nel mio armadio. (Thank you Ska Shoes!). Detto questo sono e rimango un’amante della scarpa bassa. Un po’ perché il tacco, e la sua intrinseca ed innegabile scomodità, non si accorda con la vita di una persona che deve correre costantemente a destra ed a manca, un po’ perché il tacco è un’arma a doppio taglio: la mezza misura fa zietta ma è comoda, il 9 cm è bello ma francamente improponibile. Detto questo, con i 40 °C di questi giorni, portarlo significherebbe semplicemente non essere più in grado di camminare dopo 10′: d’altra parte il piede ha questa brutta abitudine di gonfiarsi ed assomigliare ad un insaccato superati i 20 °C.

Ovviamente questo è un tema sul quale ritorneremo.

Scarpe da giorno. Estivo.
Scarpe da giorno. Collezione estiva.
La new entry per l'autunno. I love you Marc Jacobs
La new entry per l’autunno. I love you Marc Jacobs